Da 300.000 euro a quasi un milione: come far crescere lo Studio Dentistico
Roberta Pagnoncelli ospite di Interviste del Successo
Immaginati questa scena.
Hai una socia, avete uno Studio Dentistico con tre poltrone, un paio di dipendenti, qualche Collaboratore, e lavorate come dei matti dalla mattina alla sera.
Ma non si ferma tutto quando termina il lavoro sui Pazienti. Inizia l’altro lavoro, le fatture, la gestione della parte burocratica, i rapporti con il commercialista.
E tutto questo per portare a casa, a fine anno, un fatturato complessivo di poco più di 300.000 euro. Con quell’ansia serale di non sapere che cosa succederà il giorno dopo, con il fido del conto corrente sempre lì, a galleggiare vicino allo zero.
È quel senso di incertezza e insicurezza che non fa dormire, riposare e rigenerare bene in vista del giorno dopo.
Poi qualcosa accade.
Si inizia ad applicare una strategia diversa e i risultati dello Studio triplicano.
Triplica il fatturato, triplica il margine operativo lordo in termini assoluti, ma soprattutto si guadagna tempo, libertà personale e serenità.
Questa è la storia di Roberta, la Titolare dello Studio Dentistico Pagnoncelli Srl, che insieme alla sua socia Cristina ha fatto un viaggio di trasformazione del suo Studio.
In questo episodio ci racconta che cosa ha fatto, le trappole che ha dovuto superare e quali sono state le cose fondamentali per poter fare una trasformazione di questo tipo.
Quale formato scegli?
A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!
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***
Chi era Roberta prima del percorso di crescita
Andrea: Ciao Roberta, benvenuta a Grassi Risultati in Odontoiatria.
Roberta: Ciao Andrea, grazie, grazie mille per avermi invitata.
Andrea: Mi fa molto piacere.
Sei la prima donna, la prima Titolare di Studio di questo ciclo.
Si diceva, no, che l’odontoiatria è un ambiente tanto maschile. Bisogna ribilanciare la questione.
Allora, Roberta, partiamo subito a bomba.
Chi eri prima di iniziare questo tuo percorso di crescita?
Roberta: Sono mamma, ormai di tre ragazzi adolescenti.
Ho iniziato il percorso nel 2021, quando erano un po’ più piccoli, e secondo me è un aspetto che incide anche nella sfera professionale.
Sono socia di uno Studio associato insieme a Cristina, aperto nel 2006. Quest’anno festeggiamo quindi il ventennale.
Eravamo strutturate come Studio associato. Io e Cristina ci occupavamo di due branche diverse, lei si è sempre riferita ai Pazienti adulti, io mi sono sempre presa la fetta dei Pazienti pediatrici e dell’ortodonzia.
Avevamo un’Igienista e un Collaboratore che veniva una volta alla settimana, occupandosi prevalentemente di implantologia e protesi. Questa era la nostra struttura iniziale.
Andrea: E quando hai iniziato tutto questo viaggio, quali erano i tuoi obiettivi?
Che cosa volevi realizzare?
Roberta: La leva che ha fatto scattare il cambiamento è stata la percezione di avere bisogno di una spinta, soprattutto a livello di segreteria.
All’epoca avevamo due dipendenti, entrambe ASO. Quindi tutta la parte di segreteria, dalla semplice emissione della fattura ai richiami che già facevamo allora, comprese le risposte al telefono e le telefonate, era tutta in capo a me e a Cristina.
Capivamo che questa cosa non poteva funzionare.
Non potevamo avere uno sviluppo se eravamo imbrigliate, oltre che nella parte clinica, anche in questa parte più meccanica e amministrativa.
Il carico della segreteria: tutto sulle spalle delle Titolari
Andrea: Sì, ma anche attività a valore molto più basso rispetto al valore del tuo tempo dedicato all’attività odontoiatrica.
Roberta Pagnoncelli: Bravissimo. E che occupava tantissimo tempo, perché all’epoca facevamo i richiami ma non davamo subito l’appuntamento come facciamo adesso.
Avevamo molti più richiami da fare, erano ore e ore di lavoro che però non erano quantificate.
Andrea: È una situazione terribile. Nasce lo Studio e all’inizio devi semplicemente far girare le cose. Occuparsi di quella parte direttamente, a volte, è anche una necessità, perché quando apri hai tanti debiti e la liquidità è quella che è.
Però poi, quando le cose cominciano a girare, diventa un paradosso, il cane che si morde la coda. Aumenta il numero di fatture, di Pazienti, di chiamate, quindi devo stare più tempo alla poltrona, ma poi devo fare anche queste cose qui.
E finito di lavorare alla poltrona in orari più o meno decenti, perché i Pazienti li puoi servire solo in quelle ore, le fatture le puoi fare anche alle due di notte.
Prima che questa situazione diventasse insostenibile, più o meno quali risultati stava avendo lo Studio?
Il fatturato di partenza: 300.000 euro e il senso di essere al limite
Roberta: Rispetto ad ora, eravamo intorno ai 300.000 euro di fatturato.
Andrea: Incastrate in questa dinamica del faccio tutto, corro da tutte le parti. Scommetto un centesimo che in quel contesto c’era la consapevolezza di avere bisogno di qualcosa di diverso, ma dall’altra parte la sensazione che quello fosse più o meno l’ordine di grandezza che eravate in grado di fare.
Ti risuona?
Roberta: Sì, esattamente.
Ci rendevamo conto di non riuscire a uscire da questa dinamica. Forse serve qualcuno che ti dica da che parte iniziare.
Dici “ok, prendo un’altra ASO”, ma poi c’è sempre quel dubbio, quella paura di sbagliare la scelta anche in segreteria.
Serve invece qualcuno che in certi momenti ti dica di cambiare strategia.
Prendi una Segretaria che si dedichi solo a quello, così quella parte viene gestita da lei e tu hai più tempo per gestire altro.
E lì arriva il passaggio successivo. Non è solo di tua competenza la parte clinica, ma anche una parte un po’ più elevata, di visione, un po’ più sopra lo Studio e non nello Studio.
Andrea: Quando il Titolare è in quella fase, crede che quello che sta producendo sia la dimensione di ciò che è in grado di fare o, peggio, ciò che il mercato gli permette di fare.
Qualcun altro si colpevolizza. “Non sono adeguato, non sono capace”.
E la prima soluzione che riconosco nella maggior parte dei casi è lavorare sempre di più.
La cosa assurda è che il problema si acuisce, non si risolve.
Quando lavori sempre di più con te al centro di tutto, il collo di bottiglia sei tu, e acuisci sia il problema dello Studio sia quello personale, con la frustrazione di aprire il conto corrente e trovare il saldo sempre a livello del fido o dello zero.
Il momento di svolta: il Controllo di Gestione
Andrea: Di tutte le cose che hai imparato in questo viaggio di trasformazione, qual è quella che in quel periodo ti ha svoltato maggiormente la situazione e ti ha fatto dire “aspetta un attimo, vedo una strada che prima non avevo visto, c’è una luce alla fine del tunnel”?
Roberta: Siccome sono una persona molto organizzata, molto quadrata, quello che mi ha dato più sicurezza è stato il controllo di gestione.
Avere dei numeri e imparare a interpretarli, perché non basta avere i numeri, bisogna sapere cosa significano, quindi serve qualcuno che te lo insegni.
Mi ha aperto un po’ gli occhi e mi ha fatto cambiare marcia.
Insieme a tante altre cose. Abbiamo iniziato a fare il Profit Monday e a mettere in pratica subito tutto ciò che riuscivamo, step by step.
Anche solo stendere i protocolli, sia clinici che nella nostra mentalità già un po’ c’erano, sia extraclinici, è stata una svolta.
Avere le cose protocollate ti agevola nel recuperare le informazioni e nella formazione futura di nuove risorse.
Andrea: Hai toccato due questioni importantissime, due delle trappole che tengono più incastrati i Titolari in quella che nel nostro mondo chiamiamo la zona pericolo.
Lo Studio in cui il Titolare lavora tantissimo, la marginalità è bassa e il conto è sempre a cavallo del fido.
La prima è stendere protocolli e procedure.
Ho incontrato tanti Titolari che avevano capito di poter fare di più. Aprivano tre giorni alla settimana e due giorni andavano a fare i Collaboratori a destra e a sinistra, più che altro per far quadrare i numeri.
Ma perché dedicare tempo, energie e risorse per dare valore a un’altra struttura, invece di concretizzare queste cose sulla propria?
La risposta vera è: perché non ho le persone su quelle poltrone.
Molti hanno capito che dovevano spingere di più, ma senza quella base organizzativa hanno cominciato a spingere appoggiandosi sulle consuetudini, non sulle procedure.
Da piccolo le cose funzionano. Appena cerchi di aumentare e ti appoggi sulle consuetudini si scatena l’inferno, aumentano i costi e non i guadagni. Allora torni indietro e ti saldi un’altra sbarra di quella prigione.
Il secondo passaggio, quello dei numeri, è paradossale.
Voi basate tutta la clinica su misurazioni, sul millimetro che fa una differenza incredibile, sul bisogno di vederlo e calcolarlo.
Poi tutta la parte extraclinica dello Studio rischia di essere gestita senza informazioni.
Sapere cosa sta succedendo, qual è il prezzo giusto, qual è la marginalità su ogni prestazione, se il Collaboratore opera con standard qualitativi e operativi corretti, quali sono le condizioni di fatturato da rispettare prima di inserire un’altra Segretaria per continuare a guadagnare gli stessi soldi, ti fa dormire in una maniera completamente diversa.
Nessun Dentista, potendo, rinuncia a una TAC 3D per basare la decisione clinica su ciò che vede.
Poi tutte le decisioni extracliniche, senza informazioni, si prendono un po’ a caso, e ci si stupisce che le cose non funzionino. Non c’è quella cultura di gestione.
L’università ti insegna a fare il Dentista, non il Titolare di Studio. Sono due cose tanto diverse.
Roberta: Bravissimo. Lo dico sempre ai giovani Collaboratori che vengono da noi e che hanno intenzione di aprire un loro Studio. L’università ci insegna tutta la parte clinica, ma oggi non basta più.
O meglio, ti basta se fai il Collaboratore, ma se decidi di aprire un tuo Studio ti manca tutta la parte manageriale, perché uno Studio Dentistico è una piccola impresa a tutti gli effetti, indipendentemente dalla ragione sociale con cui operi.
E dall’università i ragazzi escono senza averne la minima idea.
Andrea: C’è un grande inganno, un’ambiguità linguistica. Se sei bravissimo a fare la pizza e decidi di aprire una pizzeria, non è detto che tu abbia successo.
Il tuo lavoro come pizzaiolo è fare la pizza, ma il tuo lavoro come titolare di una pizzeria è far girare i tavoli, tenere lo scontrino medio più alto possibile, far tornare le persone, gestire il personale, decidere gli investimenti.
Con il Dentista è la stessa cosa. Il tuo lavoro come Dentista è curare i denti, ma il tuo lavoro come Titolare di Studio è far venire i Pazienti, farli tornare, fare i prezzi giusti, incassare nei tempi corretti e sostenere la tua crescita.
È assolutamente un altro lavoro, e l’università è in odontoiatria, non in titolarismo di Studio Dentistico.
I numeri di oggi: da 3 a 5 Collaboratori, verso il milione
Andrea: Allora raccontiamo questo. Avevate tre poltrone.
Oggi com’è la struttura? Quanti siete e, se te la senti di dirlo, quanto fate a livello di fatturato?
Roberta: Oggi abbiamo cambiato ragione sociale, siamo diventate una Srl da un paio d’anni. Le socie e amministratrici siamo sempre io e Cristina. Le dipendenti sono raddoppiate, adesso ne abbiamo quattro, di cui due ASO e due Segretarie.
I riuniti sono rimasti tre, ma oggi funzionano a regime pieno, mentre prima non erano saturi, e ora abbiamo il problema opposto, quello di doverci ampliare.
Abbiamo tre Igienisti, rispetto all’unica di prima, quindi una poltrona lavora tutti i giorni con l’igiene e due sono dedicate agli Odontoiatri. E abbiamo cinque Collaboratori Odontoiatri.
Andrea: Wow. Qual è il volume d’affari adesso?
Roberta: È quasi un milione.
Andrea: In quanto tempo avete fatto questa cosa?
Roberta: Abbiamo iniziato nel 2021 e siamo nel 2026.
Andrea: Il 2021 è il periodo dell’uscita dal Covid. Di fatto, in cinque anni avete triplicato il fatturato dello Studio e, immagino, più o meno anche il numero di persone che state curando.
Dico più o meno perché nel frattempo avrai un po’ alzato i prezzi, quindi il rapporto non è lineare.
Senza entrare nel dettaglio, per rispetto della tua privacy: dall’inizio a oggi, la marginalità dello Studio di quante volte è aumentata? Perché chi ascolta potrebbe pensare “fa tre volte il fatturato, ma ha cinque Collaboratori, quattro dipendenti, magari sta guadagnando molto meno di prima”.
Roberta: In realtà noi partivamo già nel 2021 con un MOL molto alto, un margine operativo lordo, cioè il risultato dell’operatività dello Studio, molto alto. E l’abbiamo mantenuto.
Andrea: Mantenere percentualmente lo stesso MOL con un volume d’affari molto più alto e con l’aumento della struttura di costi è un gran bel risultato. Percentualmente lo stesso numero, in termini assoluti, genera un margine finale molto più alto.
Più organizzazione, più controllo, meno decisioni a caso
Roberta: Esattamente. E la cosa che conta di più è la tranquillità. Dormi un pochino più serena, perché tutto è un po’ più organizzato, un po’ più previsto, anche se poi gli imprevisti succedono.
Prima, se c’era da comprare qualcosa, dicevi “vabbè, sì, ci servirà, probabilmente ce l’hanno anche gli altri”, incrociavi le dita e la compravi.
Adesso invece è più ragionata. Sì, serve, vediamo però come rientriamo da questo investimento, cosa dobbiamo fare. C’è un pochino più il polso della situazione.
Andrea: Hai fatto un passaggio importantissimo.
Quando scegli di avere una tua attività, devi accettare il cosiddetto rischio di impresa.
Non c’è la sicurezza di impresa, c’è il rischio, esattamente come nella clinica c’è sempre una componente di rischio, per quanto bene tu faccia le cose.
Quel rischio è alimentato da fattori interni ed esterni.
Nella clinica i fattori interni sono le procedure, i materiali, la tua esperienza.
Quelli esterni sono il corpo del Paziente, le sue abitudini, i suoi comportamenti.
Nella gestione di uno Studio vale lo stesso.
La maggior parte dei Titolari ha il 100% dei fattori esterni non controllabili, al massimo puoi avere strategie per gestire ciò che succede quando va storto qualcosa.
Ma vive anche il 100% dei sabotaggi interni. Non ha procedure, non ha consapevolezza, non ha protocolli, non è sufficientemente staffato.
Non puoi annullare il fattore di rischio, ma quando elimini gli elementi interni che lo producono giochi la partita a un livello completamente diverso.
La sfortuna arriva lo stesso, ma hai ridotto drasticamente la questione.
Paradossalmente molti Titolari lavorano come matti e guadagnano molto poco, perché il grosso delle energie va a combattere le battaglie sbagliate, quelle del caos interno.
Poi, quando arrivano i fattori esterni, non hanno più risorse, energie e tempo per gestirli.
Come è cambiata la vita personale e familiare
Andrea: Dimmi un po’ come è cambiata la vostra vita, a parte questa sicurezza.
Roberta: C’è anche questo aspetto, ed è migliorativo.
Nel 2020 avevamo tutta la parte amministrativa da gestire, fatture, richiami, ed era tempo in più da dedicare allo Studio.
Adesso quella parte non c’è più, viene gestita dalle Segretarie, e il nostro tempo alla poltrona è rimasto uguale a prima.
Anche a livello di tempo è sicuramente migliorato. C’è la riunione del Profit Monday, che noi in realtà facciamo il martedì e non il lunedì.
Chiudiamo l’agenda mia e di Cristina un’ora al martedì mattina. All’inizio tenevamo di più perché dovevamo ingranare, prendere la mano.
Andrea: E quel tempo che ci hai dedicato, paradossalmente, “ma come faccio?”, te lo prendi, e nel frattempo lo Studio ha triplicato il fatturato e l’utile che si porta a casa. Ottimo tempo investito.
Roberta: Esattamente. Quindi anche la vita familiare è sicuramente più serena, da tanti punti di vista.
Il ruolo del Business Dental Coach
Andrea: Dimmi una cosa, con totale sincerità. È stato facile?
Roberta: Sincera, facile no, ma non c’è niente di facile in questa vita.
Non impossibile, però, e non così complicato. Secondo me la strategia vincente è stata avere una persona che ci seguiva, il supporto di un Coach nel percorso.
Silvia è stata fondamentale nella nostra crescita, perché ti aiuta a suddividere gli obiettivi.
Quando esci da un Profit Monday hai tantissime informazioni e rischi di dover mettere in ordine da sola le cose da fare, ed è difficile.
Avere un Dental Business Coach che ti guida e ti dice “partiamo da qui, perché per il vostro Studio è più efficace” ti permette di metterle in ordine e di procedere step by step.
È fattibile, assolutamente.
Andrea: Avendolo fatto, avete dimostrato che è fattibile.
E mi sembra di capire che siate anche delle grandissime esecutrici.
Quando hai chiarezza della strada, dei parametri, dei numeri, delle procedure, vai avanti come un treno. Quindi Silvia, che risuona tantissimo su queste cose, vi ha tenute in carreggiata.
Quando ci siamo conosciuti nel 2021 ti dicevo, come dico a tutti: la struttura che hai e quello che hai qui dentro, basta metterlo un po’ in ordine, aggiungere le procedure corrette, e ti può portare da qui a lì.
Quando hai iniziato, ti aspettavi questo tipo di risultato, o è stato più un atto di fede nei confronti di te e della tua socia?
Roberta: Non me lo aspettavo, ma perché non mi ero data una meta.
Mi ero detta, proprio come Roberta persona: così non possiamo andare avanti.
Andrea: Volevi scappare più da questo dolore che andare verso un obiettivo preciso.
Roberta: Esatto. Così non si poteva andare avanti. Mi sembrava una strategia buona, l’abbiamo messa in pratica e siamo andate a vedere cosa succedeva.
Non mi ero data una meta, quindi no.
Andrea: Se vogliamo semplificare all’ennesima potenza, quando decidiamo di cambiare qualcosa le ragioni sono principalmente due.
O vogliamo fuggire da un dolore, o vogliamo andare verso un piacere.
Quando iniziamo qualcosa di nuovo non è detto che abbiamo un obiettivo chiaro rispetto a dove vogliamo andare. Può essere che abbiamo chiarissima la situazione dalla quale ci vogliamo togliere.
E mi rendo conto di due cose.
La prima, tante volte ci si infogna in situazioni che si ritengono la normalità, e quando un disagio viene considerato normale è ancora più pericoloso, perché smetti di cercare di uscirne.
La seconda, quando ti togli da quel fastidio, a un certo punto alzi la testa, ti riprendi e ti accorgi che là in fondo c’è qualcosa di bello, e allora cominci a organizzarti per andare verso qualcosa di più piacevole.
I prossimi obiettivi: crescere ancora
Andrea: Oggi avete un sogno, un grande piano, visto che la fuga da Alcatraz l’avete già fatta?
Roberta: Adesso l’obiettivo è crescere ancora.
Probabilmente non si tratterà di cambiare proprio struttura.
Abbiamo già lo spazio per un quarto riunito, che oggi però è dedicato ad altre cose che dobbiamo riorganizzare.
Siamo in questa fase.
Andrea: Sono normali le farfalle nello stomaco che ogni essere umano vive quando anche solo pensa di trovarsi davanti a una soglia che lo proietta in una realtà diversa da quella gestita negli ultimi vent’anni.
Quindici, sedici anni di corse nella vecchia dinamica e cinque nella nuova struttura.
Roberta: A un certo punto saranno anche i Pazienti a richiederti quella poltrona, perché dovrai rinunciare a persone da curare, e allora diventerà “ok, dobbiamo riorganizzare gli spazi”.
Andrea: È un problema di lusso, quello della crescita.
Bisogna diventare bravi a generare l’effetto volano che una gestione corretta produce.
Servi sempre di più i Pazienti della tua anagrafica perché sei capace di farli tornare più spesso.
E questo, volente o nolente, accade anche senza fare attività di marketing esterno. Voi fate marketing esterno?
Roberta: Non ancora.
Andrea: Zero, e siete praticamente a un milione di euro di fatturato. Servi bene e fidelizzi bene i tuoi Pazienti.
Questi Pazienti te ne portano altri, che a loro volta si fidelizzano, con un effetto a palla di neve che rotola giù diventando sempre più grande. E sono sempre più persone da far sedere su quei riuniti.
Che cosa è cambiato nel modo di pensare
Andrea: A me piace tantissimo fare queste chiacchierate insieme a voi, perché ho il ricordo di quando ci siamo conosciuti, a volte attraverso schermi online, per poi vederci dal vivo qualche anno dopo, e vedere il cambiamento del modo di pensare del Titolare.
A parte l’operatività di cui ci hai parlato, quali sono stati i cambiamenti più grandi nella relazione con la tua socia, con il Team, nel modo di ragionare e di approcciare le difficoltà?
Roberta: Nel rapporto con Cristina abbiamo molte più idee chiare su cosa siamo portate di più singolarmente.
Lei ha più il polso del controllo di gestione, anche se piace anche a me, mentre io ho un po’ più la vena del marketing, anche se lo faccio in modo interno, penso alla campagna piuttosto che al voucher.
Conoscersi meglio da questo punto di vista, e capire per cosa è portata ciascuna, aiuta nella distinzione delle responsabilità, e questo si riflette anche nella relazione con dipendenti e Collaboratori. Sanno che per alcuni ambiti si riferiscono a una persona e per altri all’altra.
Riconosco però di dover ancora lavorare tanto sulla leadership, è un percorso che è ancora da fare. Molte volte il Titolare pensa che, se sistema lo Studio, le procedure, le cose, vada tutto bene.
In realtà è un duplice lavoro. C’è un lavoro da fare su di sé e un lavoro da fare sullo Studio.
Andrea: La leadership, il mondo delle risorse umane e la gestione di un’attività basata sulle persone sono forse l’ambito più articolato, perché l’Odontoiatria si basa su delle persone per concretizzare il suo modello.
E dall’altra parte c’è il libero arbitrio.
Il prezzo, quando decidi di alzarlo, te lo gestisci solo tu, e non fa resistenza, lo alzi e lui accetta. L’ASO, il Collaboratore, l’Igienista, la Segretaria invece sono da motivare.
Hanno la giornata sì e la giornata no, uno è fatto in un modo e uno in un altro, e le cose viaggiano in maniera molto diversa.
Il messaggio di Roberta ai Titolari di Studio Dentistico
Andrea: Ultima domanda.
C’è un messaggio che vuoi lasciare a chi ascolta, magari la stessa cosa che, potendo tornare indietro, diresti a te stessa quando eri esageratamente infognata nel problema che ti teneva incastrata, insoddisfatta e meno libera di oggi?
Roberta: Dobbiamo cambiare il nostro assetto rispetto all’idea di essere solo Dentisti.
Il Titolare di Studio non è solo clinica.
C’è tutto un altro mondo di cui forse pensi di non doverti occupare troppo, perché gestire la parte economica, parlare di soldi, a volte non ti fa stare bene, sembra quasi in contrasto con il senso etico e deontologico del nostro lavoro, che è verissimo e resta al primo posto.
Ma dall’altra parte della bilancia c’è il fatto che è comunque un’impresa, e deve andare avanti.
Il cambio di pensiero l’ho fatto anche nei confronti delle mie dipendenti e dei miei Collaboratori.
Ho delle responsabilità anche verso di loro.
Le cose devono funzionare bene non solo per me, ma anche per loro.
Non è che, facendo funzionare bene lo Studio, facendo investimenti mirati, guardando i numeri, mi dimentico della parte etica e deontologica verso il Paziente, quella è sempre al primo posto.
Ma oltre alla responsabilità verso il Paziente, devo averne una verso i dipendenti, i Collaboratori, me stessa, la mia vita, la mia famiglia.
E questo non ci viene insegnato abbastanza, dobbiamo prenderne consapevolezza.
Non basta l’esperienza.
Noi abbiamo aperto nel 2006, e non è che avere lo Studio da quindici anni ci rendesse automaticamente capaci di gestire tutta quella parte di management.
Serve qualcuno che te lo insegni, che ti apra gli occhi, che ti faccia vedere cose che non sei abituato a guardare.
Ma è fattibile, assolutamente fattibile.
Bisogna solo prendere un po’ di consapevolezza su questa parte.
Andrea: Grazie davvero.
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