Come gestire le telefonate nello Studio Dentistico: analisi di chiamate reali – Parte 1

Come gestire le telefonate nello Studio Dentistico: analisi di chiamate reali

Hai mai pensato a cosa succederebbe se qualcuno chiamasse il tuo Studio Dentistico fingendosi un paziente, solo per capire come viene gestita quella telefonata?

Lo abbiamo fatto.

Abbiamo chiamato diversi Studi dentistici, rigorosamente a caso. Ci siamo presentati come potenziali Pazienti. Abbiamo chiesto di prenotare una visita, abbiamo chiesto i prezzi di alcuni trattamenti, abbiamo detto che avevamo delle cose urgenti da sistemare. E abbiamo registrato tutto.

In questa puntata ti faccio ascoltare quelle telefonate. Non per puntare il dito — tutto è in forma anonima — ma perché quello che ho sentito è esattamente quello che succede in migliaia di Studi in Italia. Forse anche nel tuo.

Ascoltiamo insieme le telefonate. Ti faccio le mie reaction live: cosa ha funzionato, cosa ha affondato la conversazione, dove probabilmente si sarebbe perso un Paziente che non avrebbe mai più richiamato.

Se pensi che nel tuo Studio le telefonate vengano gestite bene, questo episodio potrebbe farti cambiare idea.

Nota importante: Le telefonate che sentirai sono state registrate il 23 e il 24 marzo 2026. Fai caso alle date nelle quali vengono dati gli appuntamenti e conta quanti giorni intercorrono dal momento della telefonata. Nell’episodio 215 di questo podcast ho spiegato quanto tempo deve passare da telefonata ad appuntamento — ti consiglio di ascoltarlo insieme a questa mini-serie.

Abbiamo subito richiamato gli Studi per disdire gli appuntamenti, evitare buchi in agenda e spiegare il motivo della telefonata.

4 anni fa, nelle puntate 7, 8 e 9, avevamo già fatto qualcosa di simile. Mi sono chiesto: in questi anni, gli Studi dentistici hanno cambiato mediamente il loro modo di rispondere al telefono, vista quanto è cambiata la psicologia dei Pazienti?

La risposta la scopriamo insieme.

Quale formato scegli?

A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!

Qui sotto puoi ascoltare il podcast.

Qui puoi guardare il video

Oppure continua a leggere.

***

Telefonata 1: la qualificazione del Paziente

[Squillo — risposta entro due squilli]

Segretaria: Buongiorno, Studio [omissis].

Simone: Sì, salve, buongiorno. Chiamavo per fissare un appuntamento, per un controllo — ho delle carie da sistemare.

Segretaria: Sì. Il suo cognome per favore?

Simone: [omissis], con la B di Bologna.

Segretaria: Con la R di Roma?

Simone: Esatto.

Segretaria: Scusi, la sento malissimo. Il nome?

Simone: Simone.

Segretaria: Non è mai venuto da noi, è la prima volta?

Simone: Sì, è la prima volta.

Segretaria: Ah, ok. Paziente nuovo. Allora, non viene con i fondi, viene privatamente?

Simone: Sì, sì, esatto, privatamente.

Segretaria: Ok, aspetti che le…


Tempo di risposta: entro due squilli. Ottimo. Ha detto il nome dello Studio — bene.

La domanda sul fondo mutualistico: capisco la necessità di qualificare il Paziente, ed è comunque una buona cosa farla. Il tono, però, poteva essere gestito leggermente meglio — sembrava quasi terrorizzata all’idea che fosse qualcuno convenzionato. Ma andiamo avanti.

 

Segretaria: Devo fare prima la scheda. Luogo di nascita?

Simone: [omissis].

Segretaria: Data di nascita?

Simone: 11 [omissis].

Segretaria: È residente?

Simone: Sì, fuori. Esatto.

Segretaria: E il cellulare, per favore?

Simone: 348 [omissis]. È il numero con cui la sto chiamando adesso.


La finalità di raccogliere i dati al telefono potrebbe essere quella di recuperare tempo quando il Paziente arriva in Studio — e ci può stare. Il problema è che la telefonata diventa molto lunga e il Paziente rimane in linea per tutto questo tempo. Sentiamo quanto dura questa parte.


Segretaria: Allora, solitamente lei voleva fare l’igiene o solo la visita?

Simone: Volevo fare una visita. Esattamente.

Segretaria: Ok. Ha una panoramica recente? Altrimenti per fare la visita dovremmo farla qui in Studio — costa €50.

Simone: No, è abbastanza vecchiotta. Non mi ricordo neanche quando l’ho fatta l’ultima volta.

Segretaria: Ok, perfetto. Ha difficoltà di orario o va sempre bene?

Simone: No, lavoro come libero professionista, quindi posso gestirmi tranquillamente.

Segretaria: Allora, mi si è liberato qualcosa questo mercoledì — deve venire in Corso Vittorio Emanuele — alle 11:00. Oppure giovedì mattina alle 10:30… poi ho venerdì 27 a mezzogiorno, e poi la settimana successiva…

Simone: Venerdì 27 potrebbe andare bene.

Segretaria: Mezzogiorno, perfetto.


Fermiamoci un secondo.

La domanda sulle difficoltà di orario è assolutamente ok. Quello che non mi fa impazzire è il termine “difficoltà”: se il linguaggio sposta l’attenzione sulla difficoltà invece che sulla semplicità, l’effetto sul Paziente cambia.

Sarebbe stato molto più efficace chiedere: “Cosa preferisce come orario — mattina o pomeriggio?” In questo modo si restringe subito il campo, si fa la scelta alternativa, il Paziente ha la percezione di essere ascoltato e si arriva all’appuntamento in meno tentativi. Detto questo, la parte successiva è stata comunque gestita bene.


Segretaria: Quindi, la visita con la panoramica costa €50.

Simone: Tutto quanto — visita e panoramica?

Segretaria: Sì, sì.


Una riflessione sulla comunicazione del prezzo: se si quota la panoramica e si fa la visita gratuitamente, non si dà valore alla visita, al tempo, alla prestazione clinica. Non è questo l’episodio sulla visita a pagamento o gratuita — ma se si volesse fare una scelta ibrida, sarebbe molto più efficace fare pagare la visita e offrire la panoramica in omaggio. In questo modo la comunicazione del valore della prestazione acquista un livello superiore.


Segretaria: Dopo la visita le facciamo il preventivo e poi lei è libero di scegliere quello che deve fare.

Simone: Perfetto. Quanto dura la seduta, più o meno?

Segretaria: Guardi, una mezz’oretta.


Due cose.

Prima: nota come sia Simone a fare le domande per tirare fuori le informazioni su come funziona la visita e cosa succede dopo. Questa è un’occasione mancata. Se si danno le informazioni in modo proattivo, il Paziente arriva già sapendo cosa aspettarsi — e sapere cosa aspettarsi è fondamentale. Chi non conosce il posto si presenta in quella che chiamo la modalità della preda: se c’è qualcosa che lo spaventa, non scappa fisicamente, ma mentalmente. È molto più guardingo.

Dare informazioni durante la telefonata senza aspettare che le estorca il Paziente comincia a costruire fiducia fin dal primo contatto. È il primo impegno che lo Studio rispetta: “Ti dico cosa succederà” e poi il Paziente si rende conto che è andata esattamente così.

Seconda cosa: “una mezz’oretta” toglie valore alla visita. La fa sembrare qualcosa di rapido, quasi banale. Già dire “almeno una mezz’ora” dà un peso completamente diverso. E quando si parla di tempo, si dovrebbe comunicare il tempo complessivo — da quando il Paziente entra a quando esce — non solo il tempo sulla poltrona.


Simone: Perfetto, così mi gestisco con gli impegni.

Segretaria: Perfetto, la ringrazio, gentilissima.

Simone: A lei. Buona giornata. Arrivederci.

Telefonata 2: tono eccellente, gestione incompleta

[Due squilli — risposta al terzo]

Segretaria: Studio [omissis]. Buongiorno, sono Chiara.

Simone: Sì, salve, buongiorno. Parlo con lo Studio [omissis]?

Segretaria: Sì.

Simone: Perfetto. Salve, guardi, io chiamavo per prenotare un appuntamento — vorrei fare un controllo e probabilmente ho anche da fare un’otturazione.

Segretaria: Sì, allora…


Prima cosa: il tono di voce di questa persona è ottimo. Caldo, accogliente, attento, presente, non frettoloso. Partiamo benissimo. Vediamo cosa fa.


Segretaria: Ha delle preferenze per la mattina o il pomeriggio?


Esattamente quello di cui parlavamo nella telefonata precedente. La scelta alternativa — mattina o pomeriggio — restringe subito il campo e dà al Paziente la sensazione di poter scegliere quello che preferisce. Non di doversi adattare agli orari dello Studio. Molto bene.


Segretaria: Allora le propongo qualcosa oppure le dico il primo disponibile in assoluto. Il primo disponibile sarebbe martedì 7 aprile, alle 15:00.


Martedì 7 aprile. Telefonata del 23 marzo. Stiamo parlando di due settimane dopo.

Quando si verifica una cosa del genere, è evidente che lo Studio non ha un’organizzazione efficace dell’agenda attorno alle prime visite. Soprattutto se il Paziente arriva dal web, due settimane sono troppe. Ascolta la puntata 215 per capire perché. Le 2 regole per smettere di perdere le Prime Visite che hai già guadagnato”


Simone:
Potrebbe andare. Quanto durerà la visita, più o meno? Così mi gestisco con gli impegni.

Segretaria: Allora, dipende. Se ci fosse bisogno di fare delle radiografie per approfondire — un dubbio su un dente, una situazione particolare — o se vuole fare anche l’otturazione nella stessa seduta, bisogna lasciare più tempo. Comunque diciamo una quarantina di minuti.

Simone: Ok. Ho un impegno verso le 16:30, volevo capire se…

Segretaria: Allora, se vuole fare anche l’otturazione nella stessa seduta, devo lasciare più spazio. Se invece vuole fare solo la visita e capire cosa c’è da fare, poi riprogrammiamo — 40 minuti sono sufficienti.


Qui c’è un problema. Il Paziente dice che deve fare un’otturazione — o perché gliel’hanno già diagnosticata altrove e non l’ha ancora fatta, o perché riconosce di avere una carie. La segretaria sta lasciando al Paziente la decisione su come procedere.

È molto meglio prendere il controllo della situazione con tono assertivo e guidare il Paziente verso l’approccio corretto. Anche perché dalla visita potrebbero emergere 2, 3, 4 carie — o magari il problema non è un’otturazione. La segretaria avrebbe dovuto avere già una risposta progettata a monte per gestire questo tipo di situazione.


Segretaria: Nel caso dell’otturazione bisogna considerare un’ora piena — tra la visita e la preparazione. Però, se le lascio un’ora e poi l’otturazione non è da fare, ho occupato dello spazio senza motivo.

 

Il ragionamento in sé è corretto. Il problema è che viene detto così al Paziente — dando la sensazione di un’inversione di rotta rispetto a quanto detto prima. Non è un bel effetto. Se avesse preso la guida fin dall’inizio e detto con decisione: “Prima facciamo la visita, verifichiamo la situazione e poi programmiamo l’otturazione con il tempo corretto” — avrebbe evitato tutta questa retroazione.

 

Segretaria: Quindi io direi di fare prima la visita, e se il medico ritiene che ci sia da fare l’otturazione la programmiamo con il tempo corretto.


Simone: Va bene, d’accordo. Mi fido di lei.

Segretaria: Allora, martedì 7 aprile alle 15:00. Mi occorre il suo cognome e nome.

Simone: Simone [omissis].

Segretaria: Un recapito telefonico?

Simone: 348 [omissis] — è il numero con cui la sto chiamando.

Segretaria: Ah, ok. Allora mi segno: prima visita, possibile otturazione, così ce lo ricordiamo. Quanto costa la prima visita?

Segretaria: La prima visita comprensiva di eventuali esami radiografici, se li dovessimo fare, costa €75.

Simone: Ok.

Segretaria: Però se non c’è nulla di radiografico e il Dottore la guarda velocemente — dente per dente, senza fare nulla di specifico — ci sta che possa essere anche una visita gratuita.

 

No, no, no. Aveva iniziato perfettamente — aveva valorizzato la visita dicendo che erano compresi gli eventuali esami radiografici. €75, comunicato bene. Poi è andato tutto a carte 48 con quel passaggio finale.

“Se non le fa niente, potrebbe essere anche una visita gratuita”: il fatto di saper guardare quei denti e dire se sono sani oppure no è un valore. Non va buttato nel cestino. E questo passaggio introduce una variabile pericolosa: come fa il Paziente a capire se il Dottore ha solo guardato oppure ha fatto qualcosa? Chi definisce quel confine? È un ottimo modo per far pensare al Paziente di stare spendendo più di quanto dovrebbe. Questa parte di gestione del prezzo: da dimenticare.


Segretaria: Mi dica, il numero del medico lo ha trovato su internet o la manda qualcuno?

Simone: Più che altro stavo guardando su internet, poi parlando anche con alcuni colleghi — conosco il Dottore, quindi ho chiamato e poi vi ho trovati anche online.

Segretaria: Ok, me lo segnavo solo per questo.

 

Ottima domanda, fatta nel momento giusto — alla fine della telefonata. Chiedere come il Paziente è arrivato a contattarti ha molto senso.

Peccato per come è stata conclusa: “Me lo segnavo solo per questo” — come se fosse una domanda fatta con un po’ di disagio, quasi da scusarsi. Molto meglio dire con sicurezza: “Per noi è importante sapere come ci trovano i nuovi Pazienti e cosa li spinge a contattarci.” Cambia completamente il livello di assertività.

Questa telefonata ha un inizio molto buono e una parte finale altrettanto solida. Il problema è il centro — dove le cose sono state improvvisate, invece di seguire un protocollo strutturato. È come se l’apertura e la chiusura fossero ben preparate, ma la gestione delle situazioni intermedie — come un Paziente che chiede di fare più prestazioni nella stessa seduta — non fosse mai stata progettata a monte.

Telefonata 3: lo Studio strutturato con qualche occasione persa

[Centralino automatico]

Centralino: Siete in linea con lo Studio dentistico [omissis]. Premere 1 per urgenze. Premere 2 per gestione appuntamenti. Premere 3 per amministrazione o altre necessità. Se non volete rimanere in attesa, potete inviarci un messaggio WhatsApp al… oppure una email a… Il primo operatore disponibile risponderà al più presto. [Versione in inglese]

Un centralino dà immediatamente la sensazione di essere presi in carico e comunica struttura. Le prime due chiamate sono state gestite in tempi eccellenti — entro due squilli — ma un centralino con opzioni ha un effetto diverso fin dal primo secondo.

L’audio della registrazione aveva parecchio rumore ambientale — è un dettaglio, ma è fastidioso. Vale la pena registrare i messaggi in un ambiente silenzioso.

Sul messaggio di attesa: l’idea di offrire un canale alternativo è buona. L’unica cosa che migliorerei è il tono: invece di far percepire l’attesa come un disservizio, spiegare perché si sta aspettando. Ad esempio: “Siamo impegnati a gestire i nostri Pazienti in Studio — ti risponderemo al più presto.” Già questo eleva la percezione del servizio.

Segretaria: Buonasera, sono Domitilla.

Elena: Buonasera. Volevo prendere un appuntamento per una visita.

Ottimo: nome dello Studio nel centralino, nome della persona che risponde. Questo umanizza tantissimo la telefonata. Nelle prime due chiamate non ho mai sentito il nome di chi rispondeva — è un’occasione persa ogni volta.

Segretaria: Mi dice il cognome — è una nostra Paziente?

Elena: No, è la prima volta che vengo da voi.

Segretaria: Ok. Allora, ho un posto domattina alle 11:00, oppure venerdì mattina alle 10:00, o venerdì pomeriggio.

Elena: Venerdì mattina andrebbe benissimo.

Segretaria: Venerdì alle 10:00, perfetto.

Attenzione: ha chiesto il cognome, ha scoperto che è una Paziente nuova, ma non ha chiesto il nome. E soprattutto non lo ha utilizzato durante la telefonata.

Raccogliere il nome del Paziente e usarlo nella conversazione è fondamentale per costruire una relazione personale fin dal primo contatto. “Signora Elena, preferisce la mattina o il pomeriggio? Signora Elena, come alternative avrei…” Crea una sensazione di attenzione e cura che fa tutta la differenza.

Sulle opzioni proposte: va bene avere più disponibilità, ma proporre le alternative una alla volta rischia di richiedere molti tentativi se il Paziente non è flessibile. La scelta alternativa — mattina o pomeriggio? — è sempre più efficace per restringere il campo prima.

Segretaria: Allora, ho bisogno di nome e cognome.

Elena: [omissis].

Segretaria: Un numero di telefono. Posso prendere anche da quello con cui mi sta chiamando?

Elena: Sì, sì.

Segretaria: E un indirizzo email su cui mandarle la conferma dell’appuntamento e il link per la compilazione dell’anamnesi.

Elena: [omissis]@gmail.com

Interessante la gestione dell’anamnesi online — permette di recuperare tempo in Studio. L’unica attenzione è che se non viene approfondita di persona durante la visita, si rischia di perdere informazioni importanti sui desiderata e sui criteri decisionali del Paziente. Informazioni che in una chiacchierata di anamnesi strutturata emergerebbero naturalmente e che sono preziose nella fase di presentazione del piano di cura.

Ottimo tono di voce anche in questa telefonata.

Segretaria: Allora le mando subito la conferma. Ci vediamo venerdì mattina alle 10:00. Sa dove si trova lo Studio?

Elena: No, l’avevo visto su internet in realtà.

Segretaria: Allora: l’ingresso del palazzo è in [omissis]. Sale al primo piano, dopo il vano scale gira a sinistra, la seconda porta a destra.

Elena: La ringrazio, gentilissima. A venerdì.

Segretaria: Prego, ci vediamo venerdì. Arrivederci.


Ottima domanda finale:
“Sa dove si trova lo Studio?” È attenzione al servizio e orientamento al Paziente. Peccato che durante tutta la telefonata non siano state date informazioni su come si svolgerà la visita — è un’occasione persa per rassicurare il Paziente e cominciare a costruire fiducia.

Telefonata 4: l'effetto del tono sbagliato

[Risposta immediata]

Studio: Pronto?

Elena: Buonasera. Lo Studio dentistico [omissis]?

Studio: Sì, buonasera.

Elena: Volevo prenotare un’igiene dentale.

Studio: Da mi chiama, signora?

Elena: Da [omissis].

Studio: E io sono…

Elena: Scusi?

Studio: Io sto…

Elena: Ah, allora forse ho sbagliato numero. Mi scusi.

Studio: Penso di sì — ha chiamato giusto, ma forse non si è resa conto che lo Studio non è a [omissis].

Elena: Ah sì, forse no — ne ho visti diversi con lo stesso nome, forse ho sbagliato. Allora niente, va bene. Buongiorno. Grazie. Arrivederci.

Due cose colpiscono in questa telefonata.

La prima: non viene detto né il nome dello Studio né il nome di chi risponde. Un “pronto” secco crea immediatamente un’incertezza nel Paziente — non sa con certezza se ha chiamato il posto giusto. L’effetto è molto diverso rispetto a uno Studio che risponde con nome e presentazione.

La seconda: il tono. Si sente già dall’inizio qualcosa di scocciato, quasi sfastidiato — come se rispondere al telefono fosse un fastidio. Non so se fosse il Titolare costretto a rispondere senza segreteria, ma l’effetto che fa sul Paziente è evidente se lo metti a confronto con i toni caldi e accoglienti delle telefonate precedenti.

Sull’esito della chiamata: sottolineare che il Paziente ha sbagliato a guardare il numero non serviva a nulla. Tant’è — questa telefonata non si poteva concludere diversamente.

Cosa portarsi a casa da questa prima analisi

Queste quattro telefonate mostrano schemi che si ripetono in migliaia di Studi in Italia. Eccoli in sintesi.

Cosa ha funzionato:

  • Risposta entro due squilli nelle prime chiamate
  • La scelta alternativa mattina/pomeriggio per gestire l’agenda
  • Chiedere come il Paziente ha trovato lo Studio
  • Tono caldo e accogliente
  • Presentarsi per nome


Cosa non ha funzionato:

  • Non usare il nome del Paziente durante la telefonata
  • Non dare informazioni proattive sulla visita
  • Sminuire il valore della visita con parole come “una mezz’oretta” o “se non le fa niente è gratis”
  • Lasciare al Paziente decisioni che spettano allo Studio
  • Tono scocciato o assente
  • Tempi di appuntamento troppo lunghi per i Pazienti nuovi

La prossima settimana analizziamo un altro blocco di telefonate.
Ci vediamo lì.

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