Andrea Savasta ospite di Interviste del Successo
«Quello che era impossibile, ora è il mio standard»
Prova a fare un esercizio.
Prendi la tua impresa odontoiatrica di oggi: fatturato, team, organizzazione, il modo in cui vivi il tuo ruolo di Titolare. E adesso immaginala tra undici anni.
Stesso settore, stessa concorrenza, stesse tasse, stessa burocrazia, stessi Pazienti che non si presentano agli appuntamenti.
Ma con un solo, enorme cambiamento: il tuo Studio non è semplicemente cresciuto, è più che decuplicato.
Più di dieci volte il fatturato.
Più di dieci volte il profitto che ti porti a casa a fine anno.
Fermati un secondo su questo numero, perché la maggior parte dei Titolari di Studio Dentistico che conosco non avrebbe nemmeno il coraggio di scrivere su un foglio un obiettivo di crescita di questo tipo.
Eppure è esattamente quello che è successo a un Titolare che conosco da undici anni.
Questa volta però la storia non la racconto io: la racconta lui, in prima persona.
Da questa puntata nasce infatti una nuova rubrica all’interno di Grassi Risultati in Odontoiatria, che ho deciso di chiamare Le Interviste del Successo.
Niente teoria, niente strategie spiegate nei miei monologhi al microfono: oggi camminiamo insieme lungo il percorso che ha portato un Dentista come te a raggiungere risultati che magari tu stai ancora solo pensando di realizzare.
In sedici anni di lavoro al fianco di Titolari di Studio Dentistico ho imparato una cosa: molti hanno bisogno di vedere dei risultati per credere di poterli ottenere.
Hanno bisogno di sbloccare la testa prima di poter sbloccare, nella pratica, i risultati che stanno cercando. Queste storie vere, raccontate dai loro stessi protagonisti, hanno un solo obiettivo: darti l’ispirazione per percorrere più in fretta e con più chiarezza la strada verso il tuo grande piano imprenditoriale.
Il protagonista di questa prima puntata è il dottor Andrea Savasta, Titolare dello Studio Savasta & Partners.
Quale formato scegli?
A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!
Qui sotto puoi ascoltare il podcast.
Qui puoi guardare il video
Oppure continua a leggere.
***
Da collaboratore a Titolare: l'apertura del primo Studio"
Andrea: Raccontami un po’: chi eri prima di iniziare questo percorso di crescita e di trasformazione?
Dr. Savasta: Ripercorrendo un po’ gli step di questa crescita: ero un Dentista monoprofessionale, senza alle spalle una famiglia di dentisti.
Mi ero reso conto che se volevo imparare meglio la clinica dovevo avere un mio Studio, perché in quello in cui sono cresciuto professionalmente, come “garzone”, non mi veniva affidata tutta la clinica che avrei voluto fare. Così nel lontano 2006, ad appena 23-24 anni, ho aperto il mio primo Studio.
Grande strategia di marketing: occhi chiusi e dito sulla mappa.
Aprire in città mi sembrava troppo ardimentoso, quindi ho scelto il primo paese nel raggio di 20-25 km da Cagliari: Capoterra. Non avevo nessuna connessione con quel paese, nessuna parentela, nessun amico, nessun conoscente. Zero.
Andrea: Eppure è stato il primo step scientificamente strutturato e preparato. Bellissimo.
Dr. Savasta: Esatto. C’era un medico di base che nei ritagli di tempo faceva anche il Dentista: mattina medicina generale, pomeriggio odontoiatria, spostandosi da un ambulatorio all’altro.
Con qualche risparmio e l’aiuto dei miei genitori, con un investimento di 30.000 euro, pensa con quanto poco si poteva aprire uno Studio all’epoca, ho rilevato quell’ambulatorio.
Lo Studio era piccolo: sala d’attesa minuscola, un bussolotto di passaggio che già garantiva un minimo di flusso dei Pazienti, uno sgabuzzino per la sterilizzazione, il bagno Pazienti con compressore e aspiratore isolati per l’insonorizzazione.
In tutto, 50-60 metri quadri.
Tenevo aperte le collaborazioni altrove: per me andava bene che le spese dello Studio si pagassero da sole, e tutto quello che entrava lo reinvestivo in attrezzature, corsi, il primo panoramico.
Le collaborazioni erano lo stipendio, lo Studio si automanteneva. Cresceva in modo spontaneo, come una pianta che non irrighi, perché la gente arrivava piano piano per passaparola.
Andrea: Aspettavi la pioggia.
Dr. Savasta: Aspettavo la pioggia con il catino. Pensavo, e in parte lo penso ancora oggi, che trattare molto bene il Paziente, essere disponibile, metterci sempre la faccia quando qualcosa non andava, fosse sufficiente per far prosperare lo Studio.
Se non esisti sul web, non esisti
Andrea: In quel periodo qual era la sfida più grande?
Cosa ti ha attivato verso un percorso di evoluzione?
Dr. Savasta: Pensavo che quella fosse la normale evoluzione dello Studio.
Intorno al 2013 iniziava la pubblicità su Internet, su Facebook, arrivavano le prime catene, la prima manifestazione forte dell’effetto Bersani, diciamo.
In città c’erano due colleghi molto bravi che avevano iniziato a investire tanto in pubblicità.
Un turista tedesco, in urgenza per mal di denti, era andato da loro e gli avevano devitalizzato il dente sbagliato, non dico che fosse tecnicamente sbagliato, ma probabilmente uno dei due denti aveva più bisogno di cure dell’altro.
Il Paziente, disperato, è arrivato da me. Non voleva più farsi trattare, stava troppo male.
Ho fatto una devitalizzazione in 45 minuti, gli ho chiuso il dente.
Due settimane dopo mi scrive una mail bellissima, gli avevo salvato la vacanza.
Quello che mi aveva colpito è che era arrivato da me solo perché i conoscenti che lo ospitavano a Cagliari me lo avevano indirizzato, ma era andato dal primo Dentista che aveva trovato sul web.
Lì ho capito che se non esisti sul web, di fatto non esisti.
È stato il mio primo vero “attivatore”: capire che essere bravo in clinica non bastava più.
Andrea: Quella è stata la scintilla che ti ha fatto capire che la partita non si gioca solo sul terreno della clinica. Cosa hai provato a fare, per questa evoluzione?
Dr. Savasta: Ho comprato qualche libro, guardato qualche video su YouTube, e praticamente subito mi sono imbattuto in Accademia.
Con il Collega con cui condividevo lo studio a Cagliari abbiamo prenotato il corso alla cieca, dicembre 2014, gennaio 2015.
Il salto di identità: da Dentista a Imprenditore
Andrea: Qual è la scoperta più importante che hai fatto in questo percorso, non solo grazie ad Accademia, ma in tutto il cammino di crescita ed evoluzione del tuo Studio?
Dr. Savasta: Sono due, ma sono due facce della stessa medaglia.
La prima: assumermi la responsabilità al 100%, non tanto di quello che accade, ma di come rispondo a quello che accade. Non puntare mai il dito, il governo, le tasse, l’ENPAM, la Croazia, il low cost, le catene, ma chiedermi sempre cosa posso fare io in prima persona.
La seconda: cambiare la mia identità, non vedermi solo come Dottore ma come Imprenditore, nel senso più nobile del termine.
Alcune delle cose che negli anni mi hanno dato più soddisfazione sono state, ad esempio, quando la mia prima dipendente si è comprata casa, quando le hanno dato il mutuo.
Sapere che con il mio lavoro ho aiutato una persona a costruirsi una casa mi ha dato una gratificazione enorme. Così come oggi sapere che alcune delle ragazze del Team mettono su famiglia, si sposano, comprano casa, mi gratifica molto.
E questo non va a intaccare la mia natura di medico che cura i Pazienti: anzi, secondo me è solo un valore aggiunto.
Andrea: Mi risuona molto quello che dici, perché il nostro è un paese in cui il rapporto con il denaro, e con chi lo genera, è spesso accompagnato da un certo mal di pancia, per come siamo stati educati.
Io racconto spesso che mia nonna Angela, ogni volta che toccavo dei soldi, mi diceva: “vatti a lavare le mani, il denaro è sporco, è lo sterco del diavolo.” C’era l’idea che fosse qualcosa di cattivo.
In realtà uno Studio che funziona bene, oltre a nutrire la vita di chi lo ha creato, è un’impresa come tutte le altre sul mercato, ed è giusto così, perché è chi si prende il rischio ogni giorno.
Quando è ben strutturata, quando ha etica e qualità, ha un impatto enorme sul mondo che le circonda: nel tuo caso, sui tuoi Pazienti.
Mi ricordo un messaggio che mi avevi mandato, da una spiaggia, in cui dicevi che avere uno Studio che produce ricchezza ti permette di investire sulle tecnologie e sui corsi migliori, alzando ulteriormente la qualità, e ti fa uscire da quei compromessi che la mancanza di denaro genera.
E poi c’è la componente delle persone che lavorano nello Studio, per cui quella stessa ricchezza significa casa, famiglia. È bellissimo.
Il valore di non essere soli
Andrea: In questa crescita, cosa ti ha aiutato di più?
Quanti eravate all’inizio?
Dr. Savasta: Quando mi hai fatto le domande preliminari per il podcast sono andato a riguardarmi le cose, un po’ come quando sfogli un album di ricordi.
Fino a fine 2013 eravamo in tre: io, l’Assistente factotum e l’Ortodontista.
Facevamo un po’ di tutto — io mi occupavo di chirurgia, igiene, visite, devitalizzazioni.
Oggi mi devo confrontare con le buste paga e le fatture dei Collaboratori, siamo in trentanove.
Andrea: Wow. Cosa ti ha aiutato maggiormente a fare questa trasformazione?
Dr. Savasta: In realtà, più che un “cosa”, è un “chi”.
È la grande assente di questa puntata, ma voglio fare un applauso a mia moglie.
Lei fa l’oculista, ma è anche socia dello Studio e mi dà una grande mano nell’amministrazione e nella gestione. Ho avuto, forse per fortuna, l’intuizione di coinvolgerla sempre, in tutti i percorsi di crescita personale e aziendale che ho fatto. Lei mi ha sempre dato carta bianca e si è buttata a capofitto.
Potermi confrontare tutti i giorni con lei su temi come il rapporto con i Colleghi o certe decisioni è stato un catalizzatore, perché quando torni a casa ti senti capito: non ti vede come un alieno, capisce le tue frustrazioni, le tue difficoltà, ne fa parte.
È stata lei il vero effetto catalizzante.
Ho letto un post di finanza personale che diceva che restare sposati è la migliore decisione finanziaria per un Dentista. È vero, non solo per un Dentista.
Andrea: Mi piace molto quello che dici, perché tocca un tema centrale: chi fa l’imprenditore, in condizioni normali, è solo.
Solo a dover prendere le decisioni, solo a farsi carico dei problemi, solo, spesso, anche a godersi i risultati. Statisticamente, la maggior parte delle persone che abbiamo intorno non sono altri imprenditori.
Avere qualcuno con cui condividere gioie e dolori è fondamentale: io dico spesso che ogni imprenditore ha bisogno di un coach, non necessariamente sempre lo stesso, ma almeno uno.
Quando sei dentro al problema lo vedi in un modo; quando sei fuori, hai una visione più neutra e completa. Avere accanto qualcuno che capisce, accompagna, supporta, e ogni tanto dà un calcio nel sedere, è preziosissimo.
Le tappe della crescita: da Capoterra a Cagliari
Andrea: Per chi ci ascolta, raccontaci un po’ di più il percorso: dai 50 metri quadri di Capoterra a oggi.
Com’è lo Studio adesso?
Dr. Savasta: Prima di arrivare alla struttura di oggi sono passato da altri due step.
C’era Capoterra, poi ho aperto anche a Cagliari, in condivisione con un Collega con cui dividevamo spazi, sterilizzazione e segreteria, un po’ come un piccolo condominio a due unità, con gestione separata di fatturazione e Pazienti, ma spese fisse divise.
Anche quella situazione, in breve tempo, è risultata stretta.
I miei genitori avevano comprato un appartamento da ristrutturare completamente: io e mia moglie abbiamo fatto cambiali su cambiali per ristrutturarlo e adattarlo a Studio.
Lì abbiamo costituito la Srl, nel 2017, con quattro poltrone più lo Studio di oculistica di mia moglie.
Andrea: E poi siete arrivati alla struttura attuale.
Lo Studio oggi: numeri e struttura
Dr. Savasta: Sindrome dell’impostore a parte, perché mi sento un po’ così a parlare di “interviste del successo”, dico solo che se ce l’ho fatta io, in Sardegna, con un milione e mezzo di abitanti in una regione non tra le più prospere d’Italia, c’è possibilità per molti.
Non per tutti, perché non tutti sono disposti a pagare il prezzo che serve per certi risultati.
Oggi lo Studio è di 450 metri quadri, con sette sale operative, stiamo per allestirne un’ottava, più un reparto di oculistica, perché ovviamente la mia socia ha voluto un minimo di spazio anche per sé.
Siamo dodici Odontoiatri che turnano, cinque Igieniste, otto o nove ASO e un piccolo laboratorio odontotecnico.
Andrea: E parlando di fatturato, se si può dire pubblicamente in un podcast, anche se poi con una Srl si può sempre andare a vedere i bilanci, quanto fattura oggi lo Studio?
Dr. Savasta: Il 2025 lo abbiamo chiuso a 3 milioni. Le proiezioni per il 2026 dovrebbero sfiorare i 4 milioni.
Andrea: Un tassettino di crescita del 25% in un anno, dopo un 2025 già in forte crescita.
Il nostro valore intrinseco come imprenditori, o come Dentisti imprenditori, nel tuo caso, è una delle cose che “plafona” i risultati che la nostra attività genera.
Se voglio che il mio Studio faccia un milione, devo valere un milione.
Se voglio che ne faccia tre, devo valere tre milioni nel modo di pensare, nelle strategie, nelle competenze, altrimenti la mia testa diventa il limite dell’impresa.
E tu sei cambiato tanto, in questi anni.
Tensione positiva: la sicurezza di un sistema più grande
Andrea: Oggi sono sicuro che gestisci problemi di un livello decisamente superiore rispetto a quando eravate tu e gli altri due, è diventato ormai il modo di dire di tutta la puntata.
È normale, al crescere di quello che torna, cresce anche la dimensione dei problemi.
Ma è anche vero che sei cresciuto tu, quindi conta quanto sei più grande tu rispetto ai problemi che hai davanti. Dimmi una cosa: la tua vita, secondo te, è più al sicuro oggi, nonostante gli investimenti che hai fatto, la struttura, le 39 persone, o quando eravate soltanto tu e gli altri due?
Cosa senti, da questo punto di vista?
Dr. Savasta: Nonostante i milioni di euro di debiti che abbiamo, 25.000 euro al mese solo di F24, immagino sia una cosa che vivi anche tu nella tua attività, e nonostante l’anno scorso, nel 2025, abbiamo pagato 2 milioni di euro di compensi alle persone che lavorano con noi, in realtà dormo come un bambino.
Avere una struttura più grande è vero che presenta problemi più grandi, ma lo stesso tipo di adempimenti legali, fiscali, le norme sulla sicurezza sul lavoro – dico solo alcuni esempi – valgono per lo Studio con un dipendente esattamente come per lo Studio con quindici dipendenti.
Quindi, se proprio uno si deve impegnare e buttarsi, trovo più sensato farlo per una struttura grande o medio-grande.
Perché? Perché l’impatto della tecnologia lo puoi ripartire su più poltrone, su più colleghi.
Il desiderio di avere uno Studio più grande, oltre ovviamente all’ego della persona – che non neghiamo – nasceva anche dalla consapevolezza che, per l’evoluzione tecnologica che oggi c’è nell’odontoiatria, uno scanner o una stampante 3D dopo due o tre anni sono quasi obsoleti.
Ho ancora le rate del leasing di attrezzature che non uso più.
Per ammortizzare questa corsa tecnologica hai due strade: o fai uno Studio molto piccolo, in stile boutique, con prestazioni di altissimo valore e una clientela super selezionata, ma siamo a Cagliari…
Oppure, se vuoi dare a più Pazienti quella qualità, perché la qualità clinica è direttamente proporzionale alla tecnologia che puoi avere, è impensabile oggi fare implantologia senza una TAC 3D, o non fare le impronte digitali.
Allora, se hai uno Studio grande o medio-grande, quell’impatto della tecnologia lo puoi spalmare su più Colleghi.
E l’incidenza sui margini delle singole prestazioni cambia completamente.
Dr. Savasta: Tornando alla domanda sulla sicurezza e sulla serenità di vivere in una struttura grande: sento la pressione, ma è una pressione positiva.
Quando ogni tanto mia figlia, che sta facendo colazione qui accanto, mi dice “ho l’ansia”, io le ristrutturo il termine in “tensione positiva”.
Andrea: È vero, è vero.
Credo anche che oggi per te ci sia un’altra cosa scontata, che per il te di allora non lo era: hai un sistema molto più solido, molto più sotto il tuo controllo.
Tornando alla metafora della pianta che cresce selvaggia e prende l’acqua solo se piove per grazia divina: oggi hai un sistema di irrigazione che genera flussi di Pazienti sotto il tuo controllo, per gestire un volume d’affari di questo tipo.
Hai un sistema per coordinare quelle 39 persone che non è minimamente quello che usavi quando eravate in tre. Hai una precisione nel sapere quanto guadagni da ogni prestazione, da ogni margine, da ogni Piano di Cura, e questo ti mette in mano un sistema molto più solido, che probabilmente contribuisce a farti dormire ancora più tranquillo.
«Prima era impossibile, ora è lo standard»
Andrea: Ma senti una cosa, e ti chiedo di tornare indietro con la memoria, c’è qualcosa che non credevi avresti mai potuto fare, realizzare, raggiungere, ottenere, e che invece hai dimostrato di poter fare?
Dr. Savasta: Quando ai corsi facevamo stilare gli obiettivi, mi ricordo che mi davo degli obiettivi molto piccoli, come dire, quasi non mi autorizzavo a sognare più in grande.
All’inizio di un percorso avevamo indicato degli obiettivi ambiziosi: avevamo scritto lì un numero molto importante, e in realtà non l’avevamo raggiunto il primo anno.
L’avevamo raggiunto il secondo.
Andrea: Mi ricordo bene a cosa ti riferisci.
Dr. Savasta: Una cosa che prima era impossibile, ora diventa lo standard.
Il che non significa accontentarsi mai, nel senso bello del termine, essere ambiziosi, ma significa anche essere contenti: guardo con grande senso di gratitudine i risultati che abbiamo raggiunto, il percorso, anche le sbucciature, le ginocchia sbucciate che fanno parte del cammino.
Perché se vuoi camminare, le scarpe te le devi rovinare, la polvere ti deve venire addosso, qualche caduta ci deve essere, qualche lacrima pure, però è un bel viaggio, mettiamola così.
Cosa è cambiato nella gestione del tempo e del lavoro
Andrea: In questa evoluzione, dieci anni, dimensione dello Studio decuplicata, cos’è cambiato nel tuo modo di lavorare, nella tua vita?
Dr. Savasta: È cambiata soprattutto la gestione del mio tempo e della mia agenda.
Come Dentista, ho dovuto piano piano restringere la tipologia di trattamenti che faccio direttamente sui Pazienti. Oggi mi occupo soprattutto delle Prime Visite più complesse, quelle che possono prospettare Piani di Cura più articolati, e della chirurgia e implantologia più complessa, mentre quella più semplice riesco in parte a delegarla. Il lunedì mattina mi dedico alla gestione dei numeri: andamento delle Prime Visite, accettazione dei Piani, parte burocratica e amministrativa, chi ci ascolta sa quanti adempimenti dobbiamo affrontare. A
nche il martedì pomeriggio è dedicato a questo.
La settimana è organizzata tra parte clinica ed extraclinica, più tutti gli incendi da spegnere: la tematica principale sono sempre le persone.
Andrea: Spesso faccio un discorso, legato alla mia esperienza personale, sul fatto che tendiamo a sentirci la persona più intelligente della stanza, non nel senso di essere più bravi degli altri, ma nel senso di essere quelli che devono risolvere ogni problema.
In realtà bisogna costruire un Team, mettersi accanto persone anche più brave di noi in certe cose, per poter delegare quello che vogliamo toglierci di dosso.
Conosco la tua storia, ma se parlassi con chiunque abbia fatto ciò che hai fatto tu, sono certo che troverei lo stesso spostamento: dal lavorare nello Studio, come un ingranaggio, al lavorare sullo Studio, sul sistema che lo fa funzionare, che poi è quello che serve per crescere.
Quando parlavi di tua moglie pensavo che io, pur non avendo una moglie coinvolta nelle mie attività, non ho nessuna delle sei società in cui sono l’unico socio, proprio per la stessa ragione: avere spazio per lavorare sull’impresa e non nell’impresa.
Più il business cresce, più ci sono persone, e le persone cambiano, commettono errori, cambiano priorità.
È solo una questione di probabilità statistica: più persone hai, più casi e casini saltano fuori, più incendi ci sono da spegnere.
Al lavoro si aggiunge la gestione del Team che, per quanto tu costruisca uno Studio superfigo, resta la risorsa che lo fa funzionare.
Come tutte le cose importanti, non esiste pranzo gratis, il conto arriva sistematicamente, periodicamente.
Metti a posto una cosa, ne arriva un’altra.
Da saturare il tempo a far lavorare le poltrone
Andrea: Da un punto di vista di vita personale, invece, cosa è cambiato?
Dr. Savasta: Abbiamo fatto una scelta precisa: la più antica delle strategie, casa e bottega, amplificata nei tempi moderni.
Lo Studio è nello stesso immobile in cui viviamo.
A livello di stile di vita questo mi ha portato, ad esempio, a vendere un’automobile: ci basta un’auto, più lo scooter e la bici elettrica.
Prima, oltre allo Studio di Capoterra, avevo anche delle collaborazioni, una di chirurgia a 100 km da Cagliari, il sabato, quindi macinavo tanti chilometri.
Tutto quel tempo, oggi, sono ore di vita recuperata che posso dedicare agli hobby o alla famiglia.
Abbiamo tre figli, la più grande sta per compiere 15 anni, e riusciamo a ritagliarci molto più tempo insieme di quanto avremmo potuto prima: perfino salire mezz’ora, in pausa pranzo.
Andrea: Hai toccato un punto che è una delle cose più difficili da insegnare, ma che si può imparare: la strategia.
Molti Titolari hanno uno Studio, ma per far quadrare i numeri, quelli dello Studio e quelli della vita familiare messi insieme, fanno una serie di collaborazioni in giro, pagando un prezzo alto.
Paradossalmente hai aperto il tuo Studio perché volevi essere libero, non volevi avere un capo, e finisci per andare altrove, magari a 100 km, per far quadrare le cose.
Tante delle dinamiche legate alla gestione di un’attività sono controintuitive, e per questo la maggior parte delle persone non ci arriva.
Dr. Savasta: Fare le collaborazioni “fuori” era un anestetico che mi impediva di risolvere il problema vero. Avevo uno Studio non organizzato, ma quell’anestetico mi faceva quadrare i conti, senza costringermi a trasformarlo.
A un certo punto ti rendi conto che, invece di mettere valore e saturazione nello Studio di qualcun altro, puoi usare lo stesso tempo per metterlo nel tuo.
E questo innesca una dinamica completamente diversa, che porta a risultati completamente diversi.
Andrea: Probabilmente all’inizio avevi un approccio basato sulla saturazione del tuo tempo, riempirlo per generare entrate.
Oggi, con uno Studio a sette poltrone, sei passato necessariamente a un approccio che punta a far lavorare le poltrone.
Su una ci sei anche tu, ma ci sono altre risorse che, insieme, generano quelle trentanove persone e le dinamiche che richiedono. E quando questo accade, anche la tua vita cambia in modo completamente diverso.
Visione di lungo periodo e rischio imprenditoriale
Andrea: C’è stato un momento, in questo viaggio, in cui hai pensato seriamente di mollare, di non farcela?
Dr. Savasta: Onestamente sì.
Abbiamo firmato cambiali superiori alla nostra capacità di spesa.
Tornando al 2017, i costi di ristrutturazione dello Studio, e chi ci ascolta lo sa, un preventivo non viene mai rispettato, erano lievitati di circa il 65%.
Per di più, per un errore contabile dei commercialisti, è arrivata anche una sanzione IVA, altri 30-40mila euro che non avevamo messo in preventivo.
Lì abbiamo fatto un vero atto di fede, alla cieca.
Tornando ancora più indietro, sul tema delle collaborazioni, mi chiedevo se mi convenisse andare a fare implantologia il sabato altrove, o aprire il mio Studio per fare due igieni e un’otturazione.
Quando ho aperto lo Studio ho capito che dovevo curare il mio giardino, invece di quello di un altro, per quanto potessi essere pagato meglio come “giardiniere” altrove.
Anche quella è stata una scelta fatta come un atto di fede, rinunciando a soldi sicuri per qualcosa che, nel breve, non dava lo stesso ritorno.
Ho visto, e credo sia un filo comune a molte storie di successo, che la strada giusta è fare le cose che gli altri non fanno volentieri, quelle controintuitive, dove rinunci a un guadagno a breve termine per una prospettiva di lungo periodo.
Io ormai ragiono sempre almeno a cinque anni, quando prendo una decisione.
Certo, ci sono stati momenti di scoraggiamento, ma eravamo un po’ come i greci che bruciano le navi al porto, dovevamo andare avanti per forza.
Andrea: Hai toccato un punto che mi piace moltissimo.
La maggior parte delle persone tende a fare quello che fa la maggior parte delle altre persone.
Ma se guardiamo con occhio analitico ai risultati che ottiene la maggior parte delle persone, sono risultati medi, mediocri, nel senso letterale del termine.
Quando vuoi ottenere risultati diversi, devi essere disposto a fare quello che la maggior parte delle persone non fa.
È controintuitivo, la maggior parte dei Dentisti risponderebbe che conviene fare l’implantologia “fuori” piuttosto che due sedute di igiene “in casa”, perché ognuno di noi è attratto dalla gratificazione di breve periodo e sottovaluta profondamente l’effetto, nel lungo periodo, di una cosa fatta bene anche se piccola.
Smettere di fare il “giardiniere” per qualcun altro, che tra l’altro ti fa ragionare da operatore e non da imprenditore, per concentrarti sul tuo giardino, fino a farlo diventare una serra, innesca un meccanismo che fa tornare i Pazienti, li fidelizza, aumenta il passaparola e accelera l’attività in modo completamente diverso.
Tanto da passare, in dieci anni, da 45 a 450 metri quadri, da poche centinaia di migliaia di euro ai 4 milioni di proiezione di oggi.
E questo senza nemmeno entrare nel merito della marginalità e del profitto disponibile.
Il consiglio all'Andrea di ieri
Andrea: Se potessi tornare indietro nel tempo e mandare un messaggio all’Andrea di allora, quello di Capoterra, cosa gli diresti?
Dr. Savasta: Studia il marketing, questa è la prima cosa.
Non demonizzare il marketing e la comunicazione.
E credi in te stesso.
Queste due cose sono il più grande acceleratore per un’attività.
Dico il marketing perché viene tanto demonizzato, e spesso gestito in modo strumentale, con risultati che scivolano più verso la pubblicità “gretta” che verso l’etica.
Per me il marketing è costruire una relazione con il Paziente: educarlo, dargli tutti gli strumenti per scegliere il Piano di Cura migliore per lui.
All’epoca avevo la convinzione che fare marketing fosse come fare pubblicità alle pentole, tutto ciò che è legato al lato oscuro della materia.
In realtà era solo una misconoscenza dell’argomento.
Il messaggio finale
Andrea: Qual è il messaggio che vuoi lasciare a chi ci ascolta, magari qualcuno che si trova, oggi, in una delle situazioni in cui ti sei trovato tu?
Dr. Savasta: Mi ha sempre colpito una riflessione, credo di ispirazione stoica, di Marco Aurelio: la buona notizia è che tutto passa, la cattiva notizia è che tutto passa.
Per quanto il problema in cui sei immerso ora possa sembrarti grave, insuperabile, un casino, passerà.
Vale per le bruciature più forti.
Ma vale anche al contrario, anche i momenti in cui ti senti al top, all’apice, sono destinati a passare, quindi non stare troppo a esaltarti.
Stiamo registrando il giorno dopo che Sinner ha rivinto Wimbledon, la prima cosa che ha fatto è stata ringraziare il Team, fare i complimenti all’avversario, con una sportività impressionante.
Poi ha detto: bene, non vedo l’ora di tornare al lavoro, ci sono dei dettagli da correggere sul servizio.
Ha detto: ok, ho raggiunto questo risultato, me lo godo, ma poi rimbocchiamoci le maniche e andiamo avanti per migliorare ancora.
Andrea: Non a caso chi ottiene risultati straordinari, risultati da campione, come nel caso di Sinner, ha una mentalità molto diversa da chi si ferma a livelli più bassi.
Molti guardano solo il talento, dicono “lui è bravo”, ma non guardano, con la stessa onestà intellettuale, tutto quello che è stato fatto per arrivarci.
Andrea: Grazie per esserti messo in gioco in questo modo, Andrea, non è semplice.
Mi ha toccato molto quello che hai detto sulla sindrome dell’impostore, perché tante persone, avendo solo il proprio mondo interiore come riferimento, ne sono vittime, mentre tu e Mari state facendo qualcosa di straordinario, straordinario è tutto ciò che è fuori dall’ordinario.
Il tuo è stato il primo nome che ho scritto quando ho pensato a questa rubrica: ricordo bene quando ti sei presentato al primo corso, e ricordo quando ti eri iscritto al master di implementazione del Profit Monday avendo già comprato la partecipazione per una segretaria che ancora non avevi.
Hai sempre avuto quella mentalità, quell’atteggiamento, che poi si è trasformato nei risultati.
Ricordo le foto che mi hai mandato dei manuali dei corsi cementati nelle fondamenta dei tuoi Studi, in occasione delle due trasformazioni, è stato un gesto molto simbolico.
Dr. Savasta: Grazie a te, per l’occasione di questa chiacchierata, è stata davvero un modo per sfogliare l’album dei ricordi e darmi una pacca sulla spalla, che ogni tanto fa bene.
Anche io, come tutti, ho i miei momenti di down, in questo periodo, a livello professionale, per alcune dinamiche con le persone dello Studio, perché le risorse umane sono sempre la sfida principale per un imprenditore o un Dentista con una struttura.
Ma vedere quanta strada abbiamo fatto, e sapere di essere stati accompagnati in questo percorso, è una bella carica anche per affrontare la settimana.
Andrea: In bocca al lupo, Andrea.
E con questa logica “casa e bottega” mi auguro che tu resti lì, in quello Studio, un po’ più a lungo di quanto sei rimasto l’ultima volta.
Alla prima occasione di un evento fisico, ti abbraccio di persona.
Dr. Savasta: Grazie.
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