Content marketing per lo Studio Dentistico: il ruolo del Personal Brand
Immagino che tu abbia sentito, nel 2026, dire da qualcuno che per il tuo marketing è importante produrre contenuti.
Non è così semplice, non è così facile, ma è un dato di fatto: è utilissimo. Può essere uno strumento, una strategia molto potente per contribuire ad attrarre nuovi pazienti verso il tuo studio dentistico.
E in questo episodio voglio parlarti proprio di questo, ma in una maniera diversa rispetto a come abbiamo fatto altre volte.
All’interno di questo podcast c’è un’ospite: la intervisterò perché credo che possa darti tutta una serie di idee, strategie e tattiche che utilizza in prima persona per rendere fattibile, accessibile, possibile ed efficace l’uso del content marketing, quando decidi di lanciarti anche tu in questo ambito oppure di potenziare quello che stai già facendo.
Lei si chiama Denise Calzolari, o come la chiamano gli amici, Wonder Denny. È un’igienista dentale. Ma non solo: ha anche una grandissima attività di divulgazione nei confronti dei pazienti e all’interno di congressi e convegni.
Il suo lavoro è tutto questo e funziona molto bene, anche perché ha una presenza molto forte ed efficace sui social.
In questa intervista puoi ascoltare, dalle sue parole, cosa fare e come organizzarti per poter cavalcare anche tu, in modo efficace, l’opportunità del content marketing.
Quale formato scegli?
A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!
Qui sotto puoi ascoltare il podcast.
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***
Chi è Denise Calzolari: clinica, divulgazione e imprenditorialità
Andrea
Ciao Denise, benvenuta. Mi fa un sacco piacere averti qua.
Benvenuta.
Denise
Grazie mille, grazie. Il piacere è mio, grazie mille.
Andrea
Senti un po’, allora dai, per chi magari non dovesse conoscerti. Raccontami un po’ chi sei. Dicci un po’ chi sei.
Denise
Allora, mi chiamo Denise Calzolari e sono un’igienista dentale.
Mi piace sempre sottolinearlo perché molti miei colleghi pensano che, con l’ampliamento della mia attività lavorativa anche verso figure differenti, dato che non faccio più solo l’igienista dentale, io abbia abbandonato la figura del clinico.
Invece per me è fondamentale essere riconosciuta come un clinico, anche perché, se io fossi dall’altra parte — poiché parlo tanto e cerco di dare tanti consigli ai miei colleghi — se non facessi il lavoro che fanno loro tutti i giorni, io non mi fiderei, se fossi in loro.
Invece vorrei che loro mi riconoscessero come loro, cioè una persona come loro e una professionista come loro.
Quindi sono un’igienista dentale e, nel corso della mia carriera, mi sono un po’ reinventata perché, come hai potuto capire, con me non ci si annoia, perché io non sono proprio fatta per annoiarmi.
Diciamo che ho iniziato a portare la comunicazione dapprima. La comunicazione è la mia passione, di fatto il mio lavoro è comunicazione.
Ho iniziato a portare la comunicazione su tutti i canali che si potessero utilizzare, quindi anche su quello digitale. Perciò ora sono una divulgatrice scientifica, mi piace definirmi così.
Alcuni dicono: “Sei un influencer”. No, non sono un influencer. Tutto quello che io dico passa attraverso la letteratura.
Quindi per me quello che faccio è divulgazione scientifica.
Poi sono diventata anche relatrice perché, con il passare del tempo, un po’ per la visibilità e un po’ perché ho iniziato a collaborare con le aziende e anche con le associazioni scientifiche, oggi faccio anche la relatrice e addirittura ho la fortuna di girare un po’ il mondo.
Quest’anno vado anche in Polonia, quindi insomma mi sto un po’ espatriando e sono molto contenta anche di questa parte.
E di fatto sono diventata un’imprenditrice perché, alla fine della fiera, non è soltanto una gestione amministrativa della mia vita, ma è diventata proprio una gestione economica di tutto il pacchetto.
Ecco, quindi sono questa figura. A me piace definirla in maniera un po’ blasfema: uno è trino, perché è igienista dentale, divulgatrice scientifica e anche speaker.
Andrea
Un po’ divina come definizione, eh?
Denise
Cioè, della serie proprio poco ambiziosa.
Struttura e pianificazione: organizzare clinica e comunicazione
Andrea
Sì, leggera, la metto lì leggera, giusto per far intendere.
Quindi stai ancora alla poltrona. Come riesci a far incastrare tutte queste cose? Perché divulgazione è tutto quello che c’è sui social, ma poi le relazioni ai congressi, il lavoro alla poltrona… Come tieni insieme tutto questo? Fare la mamma… cioè, come tieni insieme tutto questo? Sono curioso.
Denise
Allora, sono una grandissima organizzatrice. La mia vita è schedulata e riportata passo passo su varie agende. Non c’è niente lasciato al caso, è tutto organizzato con tutta la famiglia, ovviamente, perché io posso fare quello che faccio grazie a un grande supporto a casa, da parte di mio marito e di tutti i familiari.
All’inizio era un po’ più complessa la situazione ed era complessa anche perché a casa non si capiva molto bene che cosa stessi facendo. Poi magari avremo modo di riparlarne.
Però piano piano si entra nell’ingranaggio, tutto inizia a girare molto bene, diventa un flusso e, quando impari a starci dentro, è tutto molto naturale.
Io lavoro tutto il giorno, praticamente tutti i giorni. Dalle… fai conto che il primo paziente ce l’ho alle 9:00 e, in genere, l’ultimo paziente, quando va bene, è alle 18:00, perciò alle 19:00 finisco.
Durante la giornata si ricavano le idee per quelli che sono i contenuti. Io le cose non le faccio perfette, non le voglio perfette. Mi ricavo, nei ritagli di tempo, momenti per girare video e magari montarli.
Per la parte social, chiaramente, mi sveglio molto presto al mattino perché le ore che voglio ricavare in più sono quelle che devo togliere al sonno per studiare, fare attività sportiva e cercare comunque di rimanere in buona salute.
Quei giorni o quelle mattine che ho libere durante la settimana mi servono per preparare le relazioni.
Ora sono a un punto della mia carriera in cui, per fortuna, ho dei temi specifici su cui mi sono proprio preparata e specializzata, come appunto la comunicazione. Perciò, di fatto, le mie relazioni sono quelle: non è che arriva una persona e mi dice “Denny, prepara questa relazione sul tema X” e io devo studiare tutto da capo.
Devo soltanto aggiustare in base all’argomento specifico di un determinato congresso. Molto materiale è già creato.
Quindi riesco a organizzare questa parte del lavoro in un tempo un po’ minore. Però bisogna incastrarsi, bisogna essere veramente molto organizzati per riuscire a fare tutto.
Andrea
Ti capisco. Togli una curiosità: le agende di cui parli, cartacee o digitali?
Denise
Tutte e due, assolutamente.
Sul digitale segno, diciamo, a grandi linee quello che c’è da fare. Poi sul cartaceo vado a sviluppare tutto.
Adesso siamo nel mio ufficio. Qui a fianco ho un planner annuale che io chiamo “il muro del piano”, su cui è riportato tutto il programma 2026. Così, dando un’occhiata, capisco subito la situazione, perché ovviamente ho già eventi fissati fino a dicembre e in questo modo riesco a capire quantomeno quando andare in ferie
Personal brand: da blog satirico a divulgazione odontoiatrica.
Andrea
Giustamente.
Senti un po’, questa è la situazione attuale, ma immagino che, quando tutto questo è nato e la tua carriera professionale è partita, tu abbia iniziato facendo l’igienista.
Come ti è venuto in mente di costruire un personal brand e aggiungere questa parte di divulgazione nei confronti del pubblico “generale”? Che cosa ti ha fatto sentire il bisogno di fare questo?
Denise
Allora, io non parto proprio da zero, nel senso che avevo già un blog.
Andrea
Prima di iniziare a fare l’influencer?
Denise
Sì, esatto, sono partita da lì. Avevo già un blog.
Andrea
Perché a me fa ridere. Ti dico questa: in un congresso al quale mi hanno invitato, stavo guardando la pagina con la presentazione dei relatori e, nella mia, c’era scritto “podcaster”. Capito? Nella mia presentazione c’è scritto podcaster. Non so se metterlo un livello sopra o un livello sotto rispetto a influencer. Mancava solo che scrivessero youtuber. Però va bene, dai, era una battuta quella dell’influencer.
Denise
Sì, sì.
Io avevo comunque già un po’, come dire, affinità con il mezzo. Mi piaceva scrivere, ma parlavo di tutto. Era soprattutto una pagina satirica: prendevo un po’ in giro il genere umano in generale.
Andrea
Ma settoriale sempre, no?
Denise
No, assolutamente. Era una sorta di blog extra-settoriale.
Poi sono rimasta incinta e sono rimasta a casa dal lavoro. In quel periodo sentivo la necessità di avere comunque un contatto con i miei pazienti, qualcosa che continuasse a essere per loro un riferimento e che mi permettesse di portare informazioni utili.
Ho iniziato così, per gioco, a scrivere articoli di lavoro, sempre in maniera un po’ simpatica, ma legati al mondo dell’odontoiatria. Ho visto che piacevano molto.
Dai primi articoli scritti ho detto: “Ok, il mio è un lavoro abbastanza pratico, quindi le cose le devo far vedere”. Così ho iniziato a fare video.
Ho iniziato con Facebook, poi mi sono spostata un po’ su YouTube, perché se fai video YouTube è il canale naturale. Da lì ho visto che piaceva molto e quindi mi sono specializzata su quello.
La costruzione del personal brand è stata un po’ una necessità, perché man mano che iniziavo a informarmi per cercare di migliorare quello che stavo facendo, quindi per acquisire una cultura più completa e non fare le cose a casaccio, ho iniziato a conoscere persone che parlavano di personal brand.
Io dicevo: “Ma cos’è questo personal brand?”.
Così ho cominciato a frequentare corsi e master e mi sono fatta aiutare. Ho pagato professionisti che mi studiassero un personal brand, quindi ho fatto le cose come si dovevano fare, fatte bene.
Poi ho capito l’importanza di avere un personal brand e da lì è nato tutto. È arrivato Instagram e, sempre studiando, incontri le persone giuste al momento giusto, quelle che ti permettono di fare le cose fatte bene.
Divulgazione di contenuti: vocazione o strategia di acquisizione?
Andrea
Tu avevi questa attrazione nel raccontare delle cose, hai iniziato a fare video: la cosa è stata naturale o pensata?
Mi spiego: era un “Facciamolo perché questo mi aiuta anche a farmi vedere, magari ad attirare pazienti negli studi nei quali collaboro”, oppure è stato qualcosa del tipo “Sento il bisogno di fare questa cosa, lo faccio, mi piace”, senza nessuna seconda finalità, e poi hai scoperto dopo il potere che tutto questo genera?
Denise
Sì, di fatto non c’è mai stata — e non c’è neanche adesso — la necessità di fare comunicazione sui social per attirare pazienti in studio.
Io non lo faccio per avere pazienti in più. Lo faccio proprio come mezzo che non abbia confini temporali e non abbia confini di spazio nella comunicazione con i miei pazienti, ma anche con chi vuole seguirmi.
Io creo un prodotto che ha lo scopo di aiutare chi vuole seguirmi.
Poi, con il passare del tempo, chiaramente questo ha generato un volano anche in termini di nuovi pazienti entrati in studio. Ma non era questo lo scopo e non lo è tutt’oggi.
Sono molto contenta che arrivino, assolutamente. Oggi ho pazienti che vengono da tutta Italia grazie a questa comunicazione.
L’odontoiatra titolare con cui collaboro si stupisce, perché dice: “Per fare un’igiene abbiamo pazienti che vengono dalla Calabria…”. Io sono di Ferrara, lo specifico. Abbiamo pazienti che vengono veramente da tutta Italia e lui dice: “Però queste persone lo fanno e sono contente di farlo”.
Andrea
Mettiamola così: non credo che si lamenti se c’è un membro del team che attira pazienti.
Denise
No, no, assolutamente.
Wonder Denny: identità e coerenza nel Personal Brand
Andrea
Senti una cosa: com’è nato Wonder Denny? Perché sono curioso. Poi ho un’altra domanda da farti, perché ho notato una cosa in uno dei tuoi video, ma te la faccio tra un istante. Com’è nato Wonder Denny?
Denise
Allora, Wonder Denny è nato al di fuori della clinica, in realtà.
Di fatto — e questo si vede — io sono una persona determinata e un mio amico, un giorno, mi disse: “Tu tutto quello che vuoi fare lo fai. Hai uno scopo e piano piano arrivi a raggiungere l’obiettivo”.
E quindi mi disse: “Sei proprio Wonder”.
Da lì è nato Wonder Denny. In compagnia, i miei amici mi chiamano Wonder, oltre ai miei colleghi.
Andrea
Ah, ok, ok, ok.
Denise
Quindi è qualcosa che nasce al di là della clinica.
Andrea
E però poi l’hai riagganciato lì, che è un modo molto carino per contestualizzarlo.
La domanda che ti volevo fare è questa: se ho visto bene in un video — perché, sai, l’algoritmo mi fa vedere roba da dentisti — ogni tanto scorro la timeline e vedo qualche tuo video. Sull’interno del braccio destro, se ricordo bene, hai il simbolo di Wonder Woman tatuato. Corretto? Ho visto giusto?
E scusami: è nato prima Wonder Denny o il tatuaggio? Sono curioso.
Denise
Prima Wonder Denny.
Andrea
Ah, e poi dopo l’hai tatuato. Ok.
Denise
Esatto, esatto.
Come spiegare concetti clinici senza creare distanza
Andrea
Parli di divulgazione e parli di contenuti clinici per i pazienti, per il mondo. Lascio fuori la parte più congressuale, anche se secondo me è divulgazione anche quella.
Qual è, dal tuo punto di vista, il confine tra fare una corretta divulgazione scientifica e, al tempo stesso, rendere il contenuto comprensibile a chi ascolta dall’altra parte?
Perché molto spesso io sento il dentista parlare in “dentalese” e il paziente lo guarda con i suoi due occhioni da cerbiatto perso, perché è tutto detto correttamente, ma in una lingua diversa e quindi incomprensibile.
Dove sta il confine tra una comunicazione scientificamente corretta e una comunicazione efficace di informazioni ed educazione al paziente, dal tuo punto di vista?
Denise
Io credo che tutto stia nell’essere in grado, da parte del professionista, di realizzare una comunicazione efficace.
Questo significa che, in base alla persona che hai davanti, devi essere in grado di modificare la tua comunicazione. Il tema e il succo del messaggio sono gli stessi, ma devi capire come quel messaggio possa essere compreso al meglio da chi ti sta davanti.
Se sono davanti a una platea di pari, ai miei colleghi, utilizzerò una terminologia e un modo di esprimermi adeguati alla mia platea, che ha la mia stessa formazione.
Se sono davanti al mio paziente — la Giancarla che ha fatto la quinta elementare e basta — devo riuscire a trasformare il messaggio utilizzando concetti che lei possa comprendere.
Io credo che la comunicazione efficace sia qualcosa che il professionista deve studiare. C’è chi magari ce l’ha già come sensibilità, anche perché ha un’empatia particolarmente sviluppata e quindi riesce a capire chi ha dall’altra parte.
Purtroppo ci sono tantissimi professionisti che, come hai detto tu, sono bravissimi, preparatissimi e formatissimi, ma poi parlano al paziente in maniera incomprensibile e il paziente non capisce niente.
Una comunicazione di questo tipo non ha utilità.
Perciò, secondo me, deve scattare qualcosa all’interno del professionista: deve comprendere che deve formarsi, se non è già in grado di farlo, per poter comunicare in maniera efficace.
Comunicazione davanti alla telecamera: come parlare a pubblici diversi
Andrea
Quando hai il paziente in poltrona è semplice, perché sei in una stanza chiusa, privata: quello che dici rimane lì, hai una persona davanti con determinate caratteristiche e ti modelli su quella.
Ma quando sei davanti alla telecamera e fai un video nel quale, dall’altra parte, c’è la persona che ha la terza elementare, quella che ha tre master, quello più giovane, quello meno giovane — e non sai chi ascolta quel contenuto — come declini lì il concetto di comunicazione efficace?
Denise
Dipende dal tema trattato.
Ad oggi tratto anche temi rivolti esclusivamente ai professionisti, ad esempio quando parlo di prodotti che sono solo per loro. In quel caso la comunicazione è più calibrata sul professionista.
Per tutto il resto, invece, ho creato un mio vocabolario e un mio modo di comunicare immaginandomi le famose personas: immagino una persona con determinate caratteristiche e, in base alle sue conoscenze, costruisco il messaggio in modo che possa comprenderlo.
Parlo in maniera molto semplice, come se dovesse capirmi anche un adolescente. I miei social sono seguiti anche da adolescenti, quindi con una preparazione diversa. Se ne parlo con mia madre o con mio marito… devono potermi capire anche loro.
Ho capito che questo è anche un modo per semplificare la vita ai colleghi. A volte mi scrivono studenti universitari dicendomi: “Adesso quel concetto l’ho capito”, perché l’ho spiegato in modo semplice.
Spesso ci si nasconde dietro paroloni, magari anche per darsi un tono, ma non ha senso se devi far capire un concetto a chi hai davanti.
Alcuni colleghi usano i miei video e li mandano ai loro pazienti per aiutarli a comprendere meglio un concetto. Mi seguono anche farmacisti e medici, perché magari sono argomenti che non hanno approfondito nel loro percorso formativo e li comprendono meglio spiegati in modo semplice.
Semplice non significa banale. Io non sminuisco né banalizzo i concetti: cerco solo di renderli comprensibili.
Andrea
Se uno ti capisce, questo crea vicinanza. Se uno non ti capisce, crea distanza.
Ho visto diversi igienisti dentali diventare molto bravi nella comunicazione, perché il vostro lavoro alla poltrona è principalmente comunicazione efficace. Devi convincere una persona a fare qualcosa che, come essere umano, magari non ha voglia di fare.
Se vuoi fare bene quel lavoro — che non è solo fare l’igiene in quel momento, ma mantenere il paziente sano nel lungo periodo — la comunicazione è fondamentale.
Io vedo spesso dentisti convinti che parlare in “dentalese” li faccia percepire come professionisti di livello superiore e quindi più affidabili. In realtà è l’esatto contrario, perché quella distanza genera nella testa del paziente un “non ti capisco, siamo diversi”.
Se non mi capisci, non puoi capire di cosa ho davvero bisogno e quindi non puoi aiutarmi. Se invece ti capisco, siamo simili e posso fidarmi di te in modo diverso.
Come gestire le polemiche sui social
Ti faccio una domanda. Visto che tocchi tematiche di questo tipo e spieghi anche modalità operative che magari non tutti i dentisti condividono, ti è mai capitato che i tuoi contenuti scatenassero polemiche o dibattiti, non tanto lato pazienti, ma lato dentisti che commentano?
Denise
“Sono famosa io per queste cose.”
Andrea
Sei famosa? Ecco, vedi? Questo me lo ero perso.
Denise
Sì, perché davanti a certe ovvietà non riesco a stare zitta quando so di avere ragione.
Sono arrivata a un livello… Allora, i miei errori li ho fatti. Li ho fatti perché credo sia giusto così. Ho iniziato quando questo lavoro non lo faceva nessuno, almeno per come lo intendo io. Ho iniziato facendo prove, anche sbagliando.
All’inizio ero un po’ una tuttologa. Poi ho capito che non funziona così. Mi occupo del mio e, quando voglio trattare un argomento che non mi compete, coinvolgo professionisti esperti di quell’ambito. Normalmente faccio così.
Andrea
Su quali argomenti sei principalmente focalizzata oggi? Hai scelto un ambito e hai deciso di non essere più generalista?
Denise
Sì. Mi occupo fondamentalmente di igiene orale domiciliare e di igiene orale in poltrona.
Quando mi fanno domande, ad esempio sulle faccette dentali, io le vedo fare, ma dico: “Non è una mia competenza, quindi preferisco non parlarne”.
Magari un giorno invito un conservatore e ne parlo con lui, ma da sola no.
All’inizio ho fatto i miei errori, poi ho detto basta: coinvolgiamo altre persone.
Oggi quello che dico, soprattutto quando parlo di protocolli, riguarda protocolli alla portata di tutti, che devono conoscere anche gli igienisti dentali. Non è qualcosa che va al di là della mia professione. Sono argomenti che ho studiato all’università, su cui ho sostenuto esami. Non sono al di fuori della mia preparazione.
Ne parlo con cognizione di causa, altrimenti non ne parlo.
Sono arrivata a un livello in cui non posso permettermi di dire “secondo me”. “Secondo me” non esiste. Vado a cercare in letteratura oppure chiedo a chi è esperto.
Non voglio dire sciocchezze sui miei social. E ho edulcorato molto questa frase, perché di solito uso termini meno eleganti.
Andrea
Al massimo c’è sempre il bip prima che Apple o YouTube inchiodino il podcast. Nel caso mettiamo qualche bip. Anch’io mi contengo molto quando faccio le puntate.
Denise
L’ultimo caso eclatante… devo essere sincera: io non ho haters. Chi arriva è sempre molto educato, non chiede per fare polemica ma per comprendere meglio.
Ho creato una community attorno a me — non so se perché mi temono — ma è una community molto gentile, dove mi trovo a mio agio. Mi sento libera di esprimermi anche in modo un po’ colorito e di raccontare qualcosa in più di me, perché siamo un bel gruppo.
L’ultimo evento è stato un po’ un cigno nero, perché non mi aspettavo un attacco di quel tipo, soprattutto parlando di cose vere e corrette.
Non me l’aspettavo. Ci sono rimasta molto male, mi ha ferito parecchio.
È un po’ come quando, in paese, fai qualcosa e per un giorno diventi l’argomento sulla bocca di tutti. Quel giorno ti vorresti sotterrare, poi il giorno dopo succede qualcos’altro e l’attenzione si sposta su un’altra persona. E tutto passa.
Anche sui social è così, arrivano queste tempeste.
Quella è stata una vera shit storm, la prima della mia vita.
Andrea
La prima shit storm della tua vita. Ma qual è stato l’episodio?
Denise
Quando ho parlato delle radiografie che si possono o non si possono fare in termini di diagnosi della lesione cariosa o della malattia parodontale.
È chiaro che l’igienista dentale non può e non deve fare radiografie. Infatti nel video non dico che l’igienista le debba fare: parlavo di quello che fa l’odontoiatra.
Io ho fatto corsi e ho studiato la terapia parodontale non chirurgica e tutto il mondo della cariologia, quindi so quali sono gli strumenti diagnostici utilizzati. Non perché li debba usare io — io non posso nemmeno fare diagnosi — ma perché conosco il percorso diagnostico e so come funziona.
Poi, come dicevi tu, ci sono odontoiatri che magari si sentono toccati nel vivo, perché nel loro quotidiano non seguono i protocolli in quel modo.
Forse pensano: “Se i miei pazienti ascoltano Denise, oggi sanno che io non lavoro così”. Io la leggo in questo modo: magari si sono sentiti punti nel vivo.
Fatto sta che non sono stata molto bene.
Andrea
Guarda, su questo ci sono due cose che ti vorrei chiedere.
Oggi la produzione di contenuti è diventata un asset da aggiungere, non solo per vocazione — perché mi piace fare, mi piace contribuire. Sono passati quattro anni da quando è iniziato il podcast e ogni venerdì esce una puntata. Mi rendo conto che è così perché c’è una fortissima chiamata a cui mi piace rispondere: aggiungere valore, contribuire. Altrimenti probabilmente non farei nemmeno questo mestiere.
I contenuti sono anche parte di una macchina di marketing e di acquisizione pazienti. Sono uno strumento potentissimo per chi non vuole solo dire “Ehi, ci sono anch’io”, ma vuole far capire ai pazienti come è, che stile ha, che approccio ha. Il paziente ti conosce prima ancora di chiamarti.
Molti titolari, però, sono spaventati dall’esposizione, dal commento negativo, dagli haters. Tu hai detto: “Ho una community molto gentile”, poi però è arrivata questa shit storm.
Ti faccio due domande insieme perché credo che siano collegate.
Quando ti capitano queste cose, come le gestisci di pancia? Perché siamo esseri umani. Non so perché si scatenino certi commenti, succede anche a me. Spesso mi rendo conto che partono da una grande ignoranza. A volte rispondo: “Scrivi quello che vuoi, è uno spazio pubblico, ma ricordati che quello che scrivi lo vedono anche i tuoi pazienti. Chiediti quale immagine vuoi dare di te”.
Però resta il fatto che queste cose ci toccano. La critica non ci piace.
Quindi: come la gestisci di pancia? Perché immagino che il caratterino fumantino — magari mi sbaglio — abbia il ditino pronto a fiondarsi sulla tastiera.
E dall’altra parte: cosa hai fatto per creare una community gentile? Perché i leoni da tastiera ci sono, gli haters ci sono. Viviamo in un contesto in cui, quando ti esponi, spesso non ti fanno complimenti ma ti dicono: “Ma dove vuoi andare?”.
Se vuoi, spezza la domanda.
Denise
Sì, sono molto fumantina. Ma quando arrivano queste situazioni bisogna essere razionalissimi. Niente pancia… tutta testa.
Che cosa ho fatto? Dopo aver imprecato da sola nella mia stanza e aver tirato giù tutti i santi, mi sono appellata solo ed esclusivamente alla letteratura.
Ho risposto riportando i link dove queste persone potessero verificare quello che stavo dicendo. Solo questo.
Poi sono rimasta a guardare dall’alto. Tutti mi scrivevano: “Denny, guarda che sta succedendo questo, sta succedendo quell’altro”.
Io mi sono distaccata, perché ho capito che più scrivevo — e vi giuro che riportavo solo informazioni — più alimentavo la cosa.
A un certo punto sono arrivata persino a fare screenshot dei passaggi in inglese, tradurli sotto, quindi un lavoro molto preciso, niente lasciato al caso.
Poi mi sono proprio staccata. Ho detto: “Lasciamo che sfumi tutto”.
Perché stavo davvero molto male.
Sono stata a un passo dal chiudere la pagina Facebook, perché non ne potevo più.
Andrea
Sì? Adesso, per curiosità, vado a cercare. Sono curioso. Faccio come quelli che si fermano a guardare gli incidenti.
No, sono curioso perché dev’essere stata intensa. Hai pensato di chiudere Facebook o Instagram? Toglimi la curiosità.
Denise
No, no. È successo su Facebook, è chiaro. Non poteva succedere su Instagram.
Andrea
Non poteva succedere su Instagram perché il pubblico è completamente diverso.
La qualità della community prima dei numeri
Denise
Infatti la community più gentile la ritrovo su Instagram.
E perché è diventata una community gentile? Perché io sono un dittatore sulle mie pagine. Se sai stare al mondo e sai comunicare in maniera educata, resti dentro.
Andrea
“Sai stare” è molto ferrarese.
Denise
Eh sì. Se invece non sei capace di gestire la tua comunicazione… Io dico sempre: entrereste in casa di qualcuno e iniziereste a criticare dicendo “Ah, che brutta quella cosa”? Cosa fa il proprietario di casa? Ti sbatte fuori.
Io faccio lo stesso. Quando trovo persone che non sono in grado di amalgamarsi con educazione nel gruppo, le sbatto fuori. A me dei numeri non interessa niente, Andrea.
I numeri sono arrivati, ma non mi interessa avere gente che sta lì per curiosare o criticare. Queste persone le impedisco di arrivare ai miei contenuti. È una conseguenza del loro comportamento.
Ho selezionato le persone che stanno all’interno della mia community.
Andrea
E questo probabilmente ha educato anche gli altri.
Denise
Sì, sì.
Nella prossima puntata…
Andrea
Ok, fermiamoci qui, perché questa intervista è diventata molto più lunga del previsto.
Ci sono ancora concetti importanti, ma interrompiamoci qui. Intanto digerisci questa prima parte.
Nella seconda parte dell’intervista toccheremo gli ultimi passaggi e arriveremo a una serie di consigli pratici per chi non produce tanti contenuti come vorrebbe o non produce ancora contenuti.
Tutto questo nel prossimo episodio, seconda parte di questa intervista.
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