Content marketing per lo Studio Dentistico: come produrre contenuti utili per i Pazienti
Come produrre contenuti sui social per lo Studio Dentistico in maniera efficace e utile a semplificare il raggiungimento degli obiettivi di fine anno.
Abbiamo iniziato a parlare di questo nella precedente puntata, che contiene la prima parte dell’intervista a Denise Calzolari, per gli amici Wonder Denny.
In questo episodio concludiamo l’intervista e arriviamo fino ai consigli di implementazione che Denise ha per chiunque voglia gestire in modo efficace il content marketing del proprio Studio Dentistico.
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A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!
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Come gestire le critiche senza compromettere il tuo Personal Brand
Andrea
Senti, visto che abbiamo parlato della shit storm, un consiglio — o due consigli. Uno l’hai già dato: distaccarti emotivamente dalla questione. Poi ne hai accennato un altro: a un certo punto hai smesso di alimentare la discussione, osservandola dall’alto e non scrivendo più, che è una delle classiche mosse da manuale per disinnescare una dinamica di quel tipo.
Un consiglio ulteriore a un dentista che magari ha paura di quello che può succedere se pubblica determinati contenuti.
Perché a volte i dentisti sono molto spaventati, non conoscendo bene le regole del gioco — parlo della comunicazione in ambito sanitario — e temono richiami dell’Ordine o segnalazioni che, nel 99,9% dei casi, non arrivano dai pazienti ma da colleghi o da quegli stessi leoni da tastiera che, invece di esporsi con un commento pubblico, mandano una mail o un messaggio al presidente dell’Ordine.
Che tipo di consiglio daresti a questi dentisti che hanno paura di esporsi per le possibili implicazioni?
Denise
Sicuramente, conoscere il più possibile le regole del gioco aiuta a evitare errori.
Anche per quanto riguarda le indicazioni fornite dall’Ordine su come i professionisti possono utilizzare i social, è importante avere una visione chiara e capire cosa si può e cosa non si può fare.
In questo modo, intanto, vai a scremare tutti gli errori di questo tipo.
Andrea
Errore da ignoranza, proprio. Hai fatto una scemata, hai detto una cosa male, usando termini sbagliati…
Denise
Esatto.
Dopodiché, alla base di tutto c’è sempre la conoscenza. Se quando affronti un argomento lo tratti in maniera corretta dal punto di vista accademico, allora limiti moltissimo la possibilità che qualcuno venga a farti obiezioni.
Oppure, se non sono obiezioni ma richieste — ad esempio: “Sì, ma se mi capita quel tipo di paziente?” — allora si può aprire una discussione tranquilla, un confronto normale.
Quando si parla sui social non si possono portare casi estremi. Se dai indicazioni, devi utilizzare dati certi, quelli riportati in letteratura.
Poi è chiaro che parliamo di statistiche e nel quotidiano si può uscire dalla statistica, ma non si possono prendere le eccezioni e farle diventare regole. Se lo fai, c’è sempre qualcuno che alza la mano e dice: “No, però…”.
Perciò la conoscenza è alla base di tutto.
Su quali temi creare contenuti?
Andrea
È chiaro che, quando parli ai pazienti, il caso clinico dettagliato non è probabilmente ciò che racconti, perché è più da addetti ai lavori. Parli di cose più semplici. Però anche lì: meglio la sai, meglio riesci a spiegarla.
Toglimi una curiosità: quando produci un contenuto, come approcci la sua realizzazione?
È evidente che quello che dici si porta dietro una preparazione, ma già dall’identificazione del tema — soprattutto se è rivolto ai pazienti — da dove parti per renderlo utile e per fare la divulgazione che vuoi fare?
Parti dalle domande che ti fanno in studio? Parti da idee tue? Come avviene tutta la parte di identificazione e creazione del contenuto?
Denise
La maggior parte dei temi nasce proprio dalle domande dei pazienti.
Le loro domande sono di grande utilità, non solo per chi mi segue sui social ma anche per tutti quelli che stanno al di là dello schermo.
A volte l’idea nasce direttamente mentre sto lavorando: sto guardando la bocca del paziente, noto una problematica che capisco potrebbe essere di interesse anche per altri e da lì nasce lo spunto per sviluppare un contenuto.
In quel caso coinvolgo il paziente, perché se devo fare riprese gli chiedo il consenso. Gli spiego che, oltre al lavoro in studio, faccio divulgazione.
Dico: “Guarda, c’è questa situazione. Credo possa essere utile anche ad altri sapere come comportarsi o come approcciare questo problema. Posso fare un video? Si vedranno solo i denti”.
Chiedo sempre il consenso, è chiaro. Non si fa nulla senza che il paziente sappia.
Quindi i contenuti nascono quasi sempre dal paziente.
Andrea
Quello che stai dicendo apre un’altra riflessione interessante.
Quando decidi di fare content marketing deve scattare qualcosa nella tua testa: devi tenere il focus sul fatto che devi produrre contenuti. Poco fa hai detto una cosa chiara: “Per me è un lavoro”.
Lo approcci come lavoro, con degli output da generare in un determinato tempo. Perché poi c’è anche il tema della costanza e della sistematicità: sui contenuti è fondamentale, non si stoppa mai.
C’è anche un altro aspetto: sei focalizzata, vedi una cosa e una parte del tuo cervello è sempre attiva, pronta a pensare “da qui può nascere un buon contenuto”.
Marketing educativo vs marketing promozionale
Andrea
E poi c’è un’altra riflessione importante: il contenuto deve nutrire il paziente.
Io lo chiamo marketing educativo. Non è marketing promozionale — prezzi, offerte, sconti — ma è un marketing che educa il paziente non solo sul tema specifico, ma anche sul tuo stile, sul tuo modo di lavorare, sulle tue modalità.
Molti però partono dalla domanda: “Che cosa è importante che i pazienti sappiano?”, e raccontano qualcosa dal loro punto di vista. Un contenuto utile, invece, parte dal punto di vista di chi lo deve utilizzare.
Ecco perché le domande dei pazienti sono un’ottima strada.
Ti capita mai di usare Google o YouTube iniziando a scrivere, ad esempio, “gengive che sanguinano” per vedere cosa propone e identificare nuovi contenuti, oppure ti basta ciò che arriva dai pazienti?
Denise
Non l’ho mai fatto.
Come dici tu, è un lavoro e diventa una forma mentis. È come avere un occhio in più.
Con i miei occhi lavoro da igienista dentale e ho un occhio in più che capta tutto ciò che può diventare contenuto.
Tutto può trasformarsi in contenuto, costantemente.
Quando sei dentro al flusso, diventa spontaneo.
Poi, ovviamente — e tu lo sai meglio di me — si tengono d’occhio i dati. All’interno dei social guardi dove hai ottenuto risultati migliori e capisci quali argomenti sono di vero interesse per la tua community.
Non significa parlare solo di quello, ma sai che quell’argomento è un’ancora, un punto fermo.
Delegare i contenuti a un’agenzia o gestirli internamente?
Andrea
Secondo te… Tu hai fatto una scelta molto chiara e immagino che, nella tua organizzazione, abbia contingentato le giornate alla poltrona in un determinato range per poter incastrare le altre dimensioni professionali.
Il dentista titolare del suo studio, che non è ancora riuscito a sganciarsi dall’essere l’ingranaggio principale — quello per cui, se manca lui, tutto si ferma — quando arriva alla produzione dei contenuti, che sono un lavoro…
Io, ad esempio, ho un sistema, il mio “second brain”: ogni volta che mi viene un’idea per un contenuto la annoto lì, così poi posso svilupparla in una puntata.
Molti titolari dicono: “Ok, devo trovare una soluzione”.
Oggi, vista l’importanza strategica del content marketing, il mercato propone spesso agenzie che dicono: “Non ti preoccupare, affidami la comunicazione dei tuoi social, i contenuti te li faccio io”.
Di fatto, non stai solo delegando: stai quasi abdicando alla gestione del contenuto.
Cosa ne pensi?
Secondo te il dentista dovrebbe generare lui i contenuti?
Dovrebbe delegarne la gestione, dalla scelta all’individuazione?
Sei per una strada ibrida, in cui lui produce il contenuto e qualcun altro lo monta e lo pubblica?
Tra l’altro non ti ho chiesto come fai tu, ma sono curioso di sapere la tua visione.
Denise
Agenzia al 100%? No, per l’amor di Dio.
Comprendo benissimo che sia un sacrificio, soprattutto all’inizio, perché va dedicato tempo e quel tempo va tolto ad attività che, in quel momento, portano soldi.
La produzione di contenuti è un investimento: oggi investi tempo, domani ne vedi i risultati. Ed è proprio per questo che è difficile, perché non tutti sono disposti a rinunciare subito a una parte di introiti.
Io faccio corsi di comunicazione anche per team all’interno di centri odontoiatrici e, quando parlo di social, ho capito che la soluzione migliore è individuare una persona un po’ più avvezza alla gestione del mezzo, che coordini la creazione dei contenuti.
Una persona che metta in agenda un momento dedicato: “Oggi il dottor Rossi, che è il chirurgo, sta con me un’ora e produciamo i video”. Un’ora, non due.
In quell’ora si fa tutto. Questa persona si prende la responsabilità di mandare anche un reminder con i temi da trattare, così il professionista arriva già preparato. Si registrano i contenuti e poi la stessa persona si occupa del montaggio e della gestione operativa del social.
Chiaramente questa figura va pagata per il lavoro che fa.
Perché dico una persona interna allo studio? Perché deve avere una visione d’insieme dello studio stesso, ma soprattutto delle problematiche reali dei pazienti.
Se deleghi tutto a un’agenzia esterna, l’agenzia non conosce il nostro mondo: non conosce il nostro modo di comunicare, i termini che utilizziamo, le vere problematiche dei pazienti.
Social media e sito web: perché servono entrambi
Andrea
Ti aggiungo una riflessione.
Capisco quello che dici: una persona interna allo studio che si prende questa responsabilità. Però vedo molti studi — sia strutturati sia meno strutturati — che sono sottodimensionati rispetto alle attività.
Quando aggiungi un’attività nuova a una struttura già sotto pressione, qual è la prima cosa che viene buttata giù dalla torre quando c’è tensione? Proprio quella, la comunicazione.
Capisco quindi anche il senso di cercare un supporto esterno.
Io sono molto contrario all’agenzia “chiavi in mano”, tanto che noi abbiamo creato un team marketing interno. Nei vari passaggi ci ho pensato e ho anche provato soluzioni esterne.
Il punto è che il content marketing è raccontare il tuo brand. Indipendentemente da quanto un’agenzia sia competente in ambito odontoiatrico, non potrà mai trasmettere la tua individualità, il tuo stile, la tua visione, la tua modalità di comunicazione.
È quello che crea l’identità e che porta le persone a fare chilometri per venire da te.
Il personal brand lo costruisci tu, con il tuo modo e il tuo stile. Non mettere la faccia non funziona. Le persone sui social vogliono vedere la realtà, non una brochure patinata.
In questo scenario, però, capisco che il titolare abbia bisogno di rinforzi. Allora forse l’agenzia può avere senso se io registro il contenuto grezzo e poi lo mando a chi lo monta e lo sistema.
Noi, ad esempio, finiamo una puntata e c’è un workflow automatizzato che carica i file nella cartella del team. Chi si occupa di montaggio, script e grafiche prende tutto e lo lavora, così io posso dedicarmi ad attività a più alto valore.
Ti risuona? Ha senso?
Denise
Sì, assolutamente.
Un social media manager che si occupi della gestione tecnica dei contenuti in questi termini è perfetto.
Però, ad esempio, le caption sotto ai video… Va bene che tu me lo monti, ma la descrizione del contenuto per me deve rimanere in capo al professionista.
Andrea
Per chi non conosce il termine: intendi la descrizione sotto il post, non i sottotitoli automatici.
Denise
Esatto, la descrizione. I sottotitoli ormai vengono generati automaticamente dagli strumenti di montaggio.
Ma la descrizione del contenuto deve restare al professionista, proprio per mantenere il tone of voice, la personalizzazione.
Chi legge deve riconoscere la persona che scrive, anche attraverso le parole. Io, ad esempio, ho inventato delle espressioni mie: le persone sanno che sono io anche da quello.
E poi deve essere il più comprensibile e corretto possibile.
Quindi sì, è un grande aiuto avere qualcuno che si occupa della parte tecnica, della costruzione e sistemazione del contenuto.
Io, però, non ho nessuno che mi aiuta. Faccio tutto da sola.
Ogni tanto viene con me un amico che di lavoro fa il videomaker — non è mio cugino, insomma — ma per il resto faccio tutto io.
Andrea
Hai la fortuna di avere un professionista che fa esattamente quello che ti serve.
Denise
Esatto. Quando ho bisogno di realizzare contenuti di un certo livello, viene con me e, ovviamente, viene pagato perché è il suo lavoro. Mi aiuta nella realizzazione dei video.
Andrea
Quindi in quei casi sì. Immagino soprattutto quando sei su un palco: è difficile che tu possa filmarti da sola.
Denise
Esatto. In quei casi si occupa anche del montaggio. Poi mi consegna tutto e il resto lo faccio io.
Andrea
Quindi tu pigi REC, fai il video, ti riguardi, sistemi e pubblichi.
All’inizio eri già efficace davanti alla telecamera come lo sei adesso?
Denise
Devo svelare un piccolo segreto: ho cantato per undici anni e vengo dal mondo del teatro, quindi non ho paura.
Andrea
Ah, ecco che casca l’altare. C’era un background.
Denise
Quella parte lì, purtroppo — o per fortuna — mi viene naturale. Non ho mai avuto timore della visibilità o di mettermi davanti a una telecamera.
Andrea
È buffo quello che dici. Io ho sempre parlato in pubblico. Sono entrato nel mondo della formazione trent’anni fa, quando ero ancora all’università, con corsi di memoria e lettura rapida.
La prima volta su un palco ero terrorizzato, almeno così la ricordo. Poi ci ho preso la mano.
Ma la prima volta che, invece di guardare negli occhi una persona, ho dovuto parlare a un pallino nero — la telecamera — è stato terribile.
Quando riascolto le prime puntate del podcast penso: “No, ero una chiavica”. Ritmo, modalità, tutto.
E questo blocca molte persone: si vedono, non si piacciono, cancellano, rifanno. Ma così non pubblicheranno mai e non impareranno mai.
Io dico sempre che un contenuto imperfetto è meglio di uno perfetto che rimane nel cassetto.
Dammi qualche consiglio per un titolare di studio che vuole lanciarsi nel content marketing perché ha capito che può aiutarlo a stare sul mercato e a fare meno battaglie di prezzo.
Denise
Il primo passo è proprio questo: capire che non è più un’opzione. Non è più “esserci o non esserci”. Oggi bisogna esserci.
Se vuoi emergere dalla massa — e siamo tantissimi, sia igienisti dentali sia odontoiatri — devi trovare il tuo spazio. A Ferrara, ad esempio, in due palazzine ci sono quattro odontoiatri uno accanto all’altro.
Sono davvero tanti.
Perciò oggi è fondamentale capire che serve un mezzo digitale e quel mezzo va studiato.
Non si va sui social a improvvisare. Bisogna imparare, studiare il mezzo che si vuole utilizzare e costruire una comunicazione che dia visibilità al personal brand dello studio o del professionista.
Ci si può far aiutare — non necessariamente da un’agenzia che fa tutto al posto tuo — ma da chi fa questo lavoro e può guidarti a capire come dare voce al tuo personal brand e come creare e gestire il social che scegli di usare.
Il sito è importantissimo, è casa nostra e rimane. Ma non basta per avere visibilità.
Per avere visibilità oggi servono i social. E vanno studiati.
Andrea
I social dovrebbero generare attenzione e portare traffico verso il sito web.
Mi inserisco un attimo su un punto importante. Quando parlo di queste cose, spesso mi sento dire: “Tanto ormai è tutto sui social. Che senso ha avere un sito? Mi hanno detto che posso avere solo i social”.
Io sono totalmente in disaccordo. Ricordo sempre che sui social sei ospite di qualcuno, mentre il sito è casa tua.
Se domani Zuckerberg si sveglia male e decide che nessun dentista può più stare sui social, tu sparisci.
La logica, quindi, è: i social generano attenzione, il sito approfondisce, e dal sito arriva il contatto.
Denise
Esatto.
Il social è spesso il primo contatto, è come la prima impressione. Per questo è fondamentale che sia tutto studiato molto bene.
Anche quando vuoi apparire naturale, dietro deve esserci studio e preparazione.
La curva di apprendimento del content marketing: si migliora facendo
Andrea
Quanto ti puoi preparare prima e quanto invece devi accettare che migliorerai facendo?
La vera preparazione la fai registrando e pubblicando?
Denise
C’è una curva di apprendimento, come in tutte le cose.
È un po’ come il taglialegna che si scalda due volte: una mentre taglia la legna e una quando la brucia.
Bisogna farlo. Non c’è alternativa.
Puoi studiare quanto vuoi, ma a un certo punto devi accendere la telecamera e iniziare.
All’inizio non sarà perfetto, ma è normale. La crescita avviene facendo, pubblicando, riguardandoti e migliorando di volta in volta.
Se aspetti di essere pronto, non inizi mai.
Andrea
Guarda, vivendo sull’Appennino ti dico che la legna la devi tagliare, trasportare, spaccare, sistemare e poi bruciare. Per me sono cinque volte, non due.
Io credo molto che queste cose si imparino facendo.
Ti prepari per capire il mezzo e le regole del gioco. Le prime cose saranno un po’ ingessate, ma va bene così: sono naturali, sono spontanee.
Le persone sui social non vogliono qualcosa di finto o patinato, non vogliono la foto da brochure. Vogliono la realtà, il dietro le quinte.
Anche un po’ di imbarazzo davanti alla telecamera può starci: è umano e piace.
Poi si migliora pian piano. Non si migliora senza fare, grazie a Dio.
Denise
Esatto.
Una volta che hai chiaro cosa vuoi dire e lo hai studiato in modo corretto, poi affini la tecnica strada facendo.
Sui social non si cerca la perfezione.
È chiaro che dal punto di vista tecnico l’audio deve sentirsi bene e l’immagine deve essere curata. Ma per quanto riguarda la spontaneità, anche un po’ di imbarazzo fa parte del gioco. Fa parte del bello.
Andrea
Grazie mille per questa condivisione.
Se i dentisti volessero seguirti, dove possono trovarti? Su quale canale è più utile che lo facciano? Dimmi tu, poi metto tutto nella descrizione del podcast.
Denise
Denise Calzolari è praticamente ovunque. L’unico social che non sto gestendo è LinkedIn: non riesco a fare tutto.
La mia “casa”, dove mi trovo meglio, è Instagram. Basta cercare Denise Calzolari, oppure Denise Calzolari DH su Instagram.
C’è anche il mio sito, che è un altro punto di riferimento.
YouTube è un grande contenitore di contenuti. Io lo utilizzo come un motore di ricerca: quando qualcuno cerca un argomento, può scrivere il tema su YouTube seguito da “Denise Calzolari” e trova tutti i video.
Credo di avere circa 900 video sul canale, quindi negli anni ho trattato molti argomenti.
Andrea
Parecchi.
Grazie ancora per essere stata qui. Magari ti invito di nuovo per una chiacchierata più verticale su un altro tema.
In bocca al lupo per tutte le tue attività, per il lavoro, la famiglia, i congressi e tutto il resto.
E a chi ci ascolta: ricordatevi di seguire il podcast, così riceverete la notifica quando esce una nuova puntata.
Ciao.
Denise
Ciao, grazie a tutti.
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