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A questo punto puoi decidere se ascoltare questo argomento grazie alla puntata del podcast “Grassi Risultati in Odontoiatria”, guardare il video oppure se immergerti nella lettura delle mie parole. A Te la scelta!
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Cosa mi emoziona davvero
Simone
Quindi tantissime situazioni diverse. Cos’è la cosa che ti emoziona di più nel vedere uno Studio trasformarsi?
Andrea
In realtà, vedere le persone trasformarsi è una cosa che mi rende orgoglioso.
Ogni tanto mi invitano a congressi e rincontro persone.
A parte che rincontro quei clienti che ormai sono degli aficionados: ci sono clienti che continuano a lavorare con noi da 12 anni, ok?
Oppure incontro qualcuno, anche a distanza di tempo, che mi dice: “Oh, ma sai una cosa?” e mi racconta quello che ha fatto con ciò che abbiamo fatto insieme.
Perché io dico sempre una cosa: a me non piace dire “abbiamo fatto”.
Io dico che noi non è che combattiamo le battaglie: è il dentista che combatte le sue battaglie quotidiane.
Noi, al massimo, siamo all’angolo e lo supportiamo, gli facciamo coaching, gli facciamo allenamento, ma siamo lì a fare il tifo per lui.
È lui che combatte le sue battaglie, con gli strumenti che gli abbiamo dato, ma è lui lì in prima linea.
A me piace sentire i racconti di quello che le persone hanno fatto con gli strumenti che gli abbiamo dato. Di quando mi raccontano di come è cambiata la loro vita.
Mi sono molto emozionato — me lo ricordo perché lo cito spesso — quando Paola, una dottoressa, mi ha mandato un video girato con il telefonino mentre era in barca, in un periodo “sospetto”, perché non era il canonico agosto.
Nel video mi diceva: “Guarda, per me è una cosa incredibile. Io sono in ferie da più di un mese e fin qui tutto normale. Ma lo Studio è aperto, le poltrone stanno lavorando, stiamo curando le persone.”
Questa, per me, è una cosa molto, molto bella. Perché fino ad allora non si era mai fatta una vacanza più lunga di due settimane, perché chiudere lo Studio per più di due settimane diventava un problema per far quadrare i conti.
Effetto reale: assunzioni, qualità, numeri
Andrea
Ho perso il conto di quante persone sono state assunte all’interno degli Studi con i quali abbiamo lavorato. Perché presentavo in un webinar, qualche settimana fa, un dato degli ultimi 34 Studi che sono partiti — Studi che 12 mesi prima erano partiti con l’implementazione del sistema Profit Monday — con un più 218% di aumento del profitto, non del fatturato medio, è una media.
Ma in questi 12 mesi assumi una persona in più, le poltrone lavorano in più, inserisci un Collaboratore, inserisci questo, l’ASO… C’è anche questa componente che è molto bella.
Io vedo il mio effetto. Io non voglio avere imprese con numeri troppo grandi — sono già tanti gli stipendi che fanno parte del portafoglio di aziende — ma mi piace molto vedere che gli Studi con i quali lavoriamo diventano degli strumenti per altre persone per quella parte del loro sogno.
Un’altra cosa che mi gasa è che io tengo un po’ traccia dell’aumento di milioni di euro che i Dentisti generano con gli strumenti che gli diamo sul mercato. E sono numeri importanti, che fanno sgranare gli occhi.
E se facciamo un conto di qual è il valore medio di un Paziente in uno Studio Dentistico, si vede quante persone finiscono in mano dell’odontoiatria di qualità e non vanno a finire da altre parti.
Una scelta consapevole
Andrea
Una cosa particolare dell’Accademia è che noi lavoriamo solo con Studi Dentistici che sono di proprietà di persone. Questa può essere una cosa condivisibile o meno ma questa è la mia scelta. È la mia attività, quindi scelgo dove mettere la mia attività.
Noi lavoriamo unicamente con Studi Dentistici che sono gestiti da persone. Perché io credo che quando la salute viene mercificata, nulla di buono nasce per il Paziente e quindi no.
Anche perché… ecco: quello che noi facciamo è spiegare al Dentista come fare a creare uno Studio altamente redditizio che può funzionare senza la sua presenza costante necessaria, mettendo etica e qualità clinica al primo posto. Tra l’altro, strategicamente, sono anche le scelte migliori.
Se no sei chiamato sistematicamente a inventarti sistemi per portarti dentro nuove persone, perché altrimenti quelle che ti sei portato dentro prima, per una ragione o per un’altra, te le sei bruciate.
Quando una decisione cambia una traiettoria
Andrea
In questi anni sono successe cose incredibili. Io non mi scorderò mai questa storia e, quando ci penso, mi viene ancora la pelle d’oca, perché me l’ha raccontata parecchi anni dopo.
Me l’ha raccontata in una chiacchierata alle 6:30 di mattina, mentre aspettavamo che aprissero le porte per la colazione, durante un appuntamento del Quantum Leap, perché questo dentista era un Quantico.
I Quantici sono quei Dentisti, nostri clienti, che hanno raggiunto il livello di sofisticazione più alto con il loro Studio e lavorano personalmente con me.
Sono un gruppo ristrettissimo di Studi con i quali faccio coaching e strategia.
Tre o quattro volte all’anno andiamo in una location particolare, in un gruppetto molto intimo.
Con Dino stavamo aspettando che aprissero le porte della colazione e lui mi fa:
“Andre, tu devi sapere una cosa.”
E io:
“Dimmi, Dino.”
“Io, quando ti ho conosciuto, ero in un momento di crisi personale profonda.
Avevo aperto lo Studio, era andato tutto malissimo.
Mi ero iscritto a questo congresso e ormai avevo già pagato, quindi ho detto: ci vado. Ma io ero lì con in testa una cosa: avevo sul conto corrente i soldi che mi servivano per pagare Valentina, la mia segretaria, il suo stipendio del mese, e altri 1.500 euro. E poi fine. Stop.”
“Sono uscito dal congresso, c’era una pausa e stavo camminando. C’erano degli espositori. Ho alzato la testa e ho visto questo marchio dell’Accademia per lo Sviluppo Imprenditoriale dello Studio Dentistico e c’era lì una tua persona, Mirella.
E ho detto: ‘Ma voi cosa fate?’
‘Facciamo questo, questo, quest’altro.’
E io: ‘È quello di cui avrei bisogno.’
‘Ma come funziona?’
“Mirella me l’ha spiegato.”
“Ma quanto costa?”
E lui dice:
“Ups. Sono gli ultimi soldi che mi rimangono.”
E io non so nemmeno perché me l’abbia raccontato così, ma lui dice:
“Tanto ormai, se deve andare male, vada male. Vediamo che cosa succede.”
Oggi, a distanza di qualche anno, ha uno Studio che fattura 2 milioni e mezzo di euro.
Queste sono le cose che a me gasano.
Un gesto che dice tutto
Andrea
Un po’ di tempo fa, Andrea e Mari — poi perché ti affezioni alle persone — mi mandano una foto sul telefonino. Anche loro fanno parte del Quantum Leap.
Mi mandano questa foto sul cellulare e, di fatto, nella foto c’era questo: sembrava la caldana di un pavimento. Si vedevano i tubi dell’acqua, le canaline dell’impianto elettrico e, in mezzo a questa caldana, c’era un manuale del nostro corso del Sistema Operativo Profit Monday, il manuale delle procedure.
E io: “Che cos’è sta roba? Non capisco.”
Mi arriva questa foto così. Io rispondo con un punto di domanda.
Loro avevano un piccolo studiolo. Hanno fatto un ampliamento, hanno comprato uno Studio, hanno fatto… insomma: da uno Studio di due poltrone sono passati a quattro.
E nella caldana del pavimento dello Studio hanno murato il manuale del corso.
La cosa bella è che, tra l’altro, quando stavamo parlando di quello spazio, di quello Studio, io dicevo: “Ma ragazzi, non lo so, a me sembra piccolo.”
E loro: “Ma no, figurati, quattro poltrone di qua…”
E io: “Per come vi vedo, a me sembra piccolo.”
Nel giro di due anni hanno fatto un ulteriore salto, raddoppiando ancora.
E la cosa incredibile è che mi hanno mandato un’altra foto della caldana dello Studio nuovo, con un altro manuale — che nel frattempo si saranno fatti ridare — e l’hanno murato anche lì, nel pavimento.
Perché lo faccio: dare valore, vedere effetti
Andrea
Ecco, quando… a me gasa tantissimo. Questa è la ragione principale per la quale faccio quello che faccio. La missione dell’Accademia, la missione di EKIS, la missione di tutte le attività che ho insieme ai soci.
C’è stata una piccola mia… in realtà io e Livio siamo sempre stati allineati in maniera automatica su questo, ma c’è stato tantissimo un mio indottrinamento anche con gli altri.
A me piace essere risorsa e dare valore. Quello che mi fa stare bene — credo che sia la cosa che mi accomuna anche ai Dentisti — perché io li vedo che godono quando vedono come sta una persona dopo che le “ribaltano la bocca”.
Magari queste persone facevano fatica a masticare, a sorridere, stavano male e godono quando le fanno stare bene, le fanno masticare, le fanno essere felici.
Ecco, io sto veramente bene quando vedo gli effetti di quello che faccio.
Ogni tanto mi dicono: “Ma scusa, ma dopo 15 anni non sei un po’ stanco?”
No, sennò farei come Forrest Gump.
È la cosa che fa parte del mio Grande Piano: poter scegliere che cosa fare.
Oggi sono molto contento di poter scegliere e lo faccio perché mi gasa.
Io sono veramente curioso ed è la ragione per la quale sono sistematicamente a pensare strategie, strumenti, soluzioni nuove per rendergli ancora più semplice quella roba, perché loro arrivano alla promessa.
Ma la verità è che sono un po’ egoista: godo nel vedere risultati. Mi fa stare umanamente bene, mi fa sentire soddisfatto e appagato.
Passaggi decisivi: quando impari davvero
Simone
Bello, bello. Grazie. Se per te va bene, andrei un po’ più su di te.
Andrea
Ah, ancora di più di così.
Simone
Ancora di più. E ti chiedo, ripercorrendo tutta la tua storia lavorativa e professionale: qual è stato il primo “schiaffo” professionale che ti ha scioccato, ma che ti ha insegnato anche di più?
Andrea
Dovere separarmi da un socio. Oppure lasciare a casa una persona.
Eh, allora, il ragionamento è articolato. Non so se riesco a mettertelo in fila, ma ci provo.
Prendiamo in considerazione una cosa.
Sono nato professionalmente nel mondo della formazione, quindi il mio DNA si è in un certo senso plasmato nei confronti del fatto che le persone, se vogliono, possono imparare e crescere. Cioè, ci sono pochissime cose che sono dei talenti.
Ci sono dei talenti nelle abilità, ma la maggior parte delle cose che noi facciamo ogni giorno richiedono che utilizziamo delle abilità. E le abilità le puoi imparare.
Io credo profondamente nel fatto che un individuo, se lo vuole — io non posso cambiare chi non vuole cambiare — ma se una persona vuole cambiare, può riuscirci, se si impegna e paga il prezzo che c’è da pagare per imparare ciò che è necessario per poter fare il salto.
Credo che le persone possano evolvere. Io sono nato professionalmente con questo concetto romantico in testa: basta un po’ di buona volontà, basta avere le informazioni giuste e puoi arrivare al risultato. Quindi, se insieme non riusciamo a produrre il risultato, basta che ti metti a fare quello che serve. È semplice.
L’altra cosa è che — lo dicevo, credo, all’inizio — a me non piace essere la persona più intelligente nella stanza, perché io so che quando sono la persona più intelligente nella stanza, sono nella stanza sbagliata. Io ho il talento di riuscire a organizzare le cose, strutturarle, trovare soluzioni semplici a problemi complessi, ma non posso sapere fare tutto in ogni contesto, perché le società delle quali stiamo parlando sono in contesti diversi.
Quindi ho sempre sentito la chiamata a fare queste cose con qualcuno. Non mi piace essere la one man band. E non mi piace essere da solo nella stanza.
Sono reduce da pochi giorni fa da questo bellissimo evento che abbiamo fatto a Milano, sulla solitudine dell’imprenditore: non mi piace. Mi piace avere qualcuno con cui potermi confrontare, anche solo per avere posizioni diverse, perché arricchiscono.
Bene. Un progetto d’impresa che abbiamo lanciato nel 2001 — no, adesso ha 24 anni, prima ti ho detto 23, ma sono 24 — eravamo cinque soci. Non quattro amici al bar: cinque soci. Siamo diventati quattro e io stavo tollerando da troppo tempo delle dinamiche tossiche che si erano instaurate con uno dei soci. Io, la società, gli altri soci.
Mi sono reso conto che le stavo tollerando e stavo cercando di costruire sistemi per poterle rendere inoffensive. In realtà poi, col senno di poi — poi torno indietro a questa situazione — mi sono reso conto che tendevo a tollerare una persona tossica all’interno dell’organizzazione, perché ero sempre di quell’idea romantica che basta un po’ di buona volontà, non è cattivo.
Io credo tantissimo che le persone non siano le azioni che compiono. Che le azioni che una persona compie sono una piccola parte di quello che una persona è, perché c’è sempre una dietrologia che bisognerebbe conoscere. Sono stato sempre troppo tollerante e sempre troppo in difficoltà a lasciare andare le persone.
Questa è stata una cosa che ha fatto parte della mia vita per un sacco di tempo.
Ma a un certo punto era diventato insostenibile. Ho preso quella decisione.
Io, quando prendo una decisione, recido proprio le alternative.
È stato difficilissimo. È stata un’esperienza. Anche liquidare un socio è una cosa che devi imparare. Poi è successo ancora nella carriera perché è normale: fa parte del gioco lasciare a casa delle persone.
Però, a un certo punto, ho dovuto imparare a fare qualcosa che istintivamente stavo continuando ad allontanare per non farmi del male. Però stavo facendo male alla mia attività, stavo facendo male alle persone con le quali mi ero preso un impegno. Che non erano solo gli altri soci, ma erano le altre persone che lavoravano nell’attività.
Questo mi ha insegnato a lasciare andare le persone e mi ha aiutato a imparare un’altra cosa che io reputo molto importante nell’antifragilità di un imprenditore: che in realtà, quando va via qualcuno, magari qualcuno di importante per l’organizzazione, tu credi che crollerà tutto. Perché quando va via un socio, ragazzi, un socio nelle piccole realtà magari ha in mano un pezzo fondamentale del business.
Beh, io ho imparato che tutte le volte in cui ho preso una decisione coraggiosa — questo è un esempio di decisione coraggiosa — e magari ho lasciato andare qualcuno, scelta che avrebbe fatto crollare tutto… beh, in realtà le cose sono migliorate per l’organizzazione. Le cose sono andate meglio e c’è stato uno scatto in avanti.
Ed è una cosa che cerco di far capire ad altri liberi professionisti e piccoli imprenditori che invece hanno sempre questo terrore. Io scherzosamente dico: “Ma non posso licenziare nessuno.” Non è vero. Puoi licenziare chi vuoi quando vuoi, è solo una questione di soldi.
Ma la verità è che non è una tematica di soldi: è una tematica di paura. E tutte le decisioni prese per la gestione di un’attività basate sulla paura sono le peggiori, per l’attività e per l’imprenditore che la gestisce.
Ti ho risposto?
Fare tutto “giusto” e non vedere risultati: il nemico è lo status quo
Simone
Sì. Andrea, ti è mai capitato di vivere un periodo in cui ti sembrava di fare tutto bene, ma alla fine non arrivava nulla?
Andrea
Oh, beh, sì. È sistematico. Ogni volta in cui cambi una strategia.
È un po’ collegato al discorso della macchina e della barca che ti dicevo prima, ma qua ti aggiungo un pezzo di riflessione. Io credo fortemente che il più grande nemico di chi gestisce una sua attività sia lo status quo.
Tu devi creare dei sistemi per far funzionare la tua attività. Quando trovi il famigerato bandolo della matassa, l’istinto è lasciare tutto così com’è, senza fare quell’attività di continuo e costante miglioramento — il Kaizen, nella filosofia giapponese — che invece ti fa dire: “No, io a un certo punto devo modificare quello che faccio.”
Perché? Perché indipendentemente dal fatto che quello che stai facendo funzioni, è vero come che domani sorge il sole che quella cosa che oggi funziona domani non funziona più.
Perché? Perché il mondo esterno continua a evolvere. Oppure la tecnologia cambia. Ok? Quindi tu sai che smetterà di funzionare quello che stai facendo oggi. È un’utopia pensare che, se oggi hai trovato la quadra, quella quadra ti accompagnerà da qui all’ultimo giorno. Probabilmente ti accompagna da qui ai prossimi tre anni, dipende di che cosa stiamo parlando.
Quindi è sistematico dover rimettere in discussione quello che stai facendo.
E qua, piccolo inciso, magari interessa chi ascolta: io dico sempre che lo devi fare quando questa cosa funziona ancora, il cambio. Non lo devi fare quando questa roba ha smesso di funzionare e tu hai cercato di rianimarla… e stai lì in accanimento terapeutico.
Perché tanto, se non funziona, non funziona, e tu perdi solo tempo e il problema che ti sta generando diventa sempre più grande. A te servirà sempre più tempo, più energie.
Oltretutto, quando le cose vanno male, cambiare strategia diventa difficile perché hai meno risorse, sei meno lucido e torniamo al discorso della paura di cui parlavamo prima.
Bisogna avere il coraggio di cambiare le cose quando le cose ancora funzionano. Il famigerato “squadra che vince si cambia”, no?
Strategia che vince si cambia.
Ecco, quando tu cambi strategia, te la sei pensata, te la sei ragionata.
Tra l’altro io sono un forte sostenitore — ed è un’altra delle cose che voglio trasmettere ai dentisti perché sono mentalmente programmati da ragionare da clinici, mentre tante volte, nonostante ci siano grosse sovrapposizioni tra il pensiero da dentista e la mentalità del dentista imprenditore, ci sono anche aree che sono esattamente all’opposto.
Una di queste è la necessità di essere rapidi: rapidi a decidere, veloci a implementare senza mille analisi, tutti i dati… No. Devi raccogliere il minimo di dati necessario per prendere una decisione decente, metterla in pratica, monitorare quello che succede e imparare da quello che sta succedendo. E non fare mille analisi e partire dopo otto mesi. Velocità di esecuzione.
Ora, quando implementi una nuova strategia — lo dicevamo prima, con la barca — non inizia a funzionare subito. E quindi tu credi di fare tutto bene.
E qua c’è un’altra cosa che fa selezione tra chi ottiene risultati e chi non ottiene risultati: dopo un po’, o trovi un bravo mentore che ti spiega queste cose, oppure fai un po’ di stupidate, ma dopo un po’ capisci che ogni strategia ha bisogno di un tempo per iniziare a potersi manifestare.
Perché c’è una sorta di attrito iniziale per il quale tu continui a spingere, a spingere, a spingere… ma la roba non funziona. E qui si vede chi smette di spingere troppo presto.
Infatti molte persone che ottengono pochi risultati con il loro Studio Dentistico — o con la loro attività in generale, perché poi ho scoperto che questo podcast lo ascoltano anche liberi professionisti e piccoli imprenditori di altre realtà che traducono nella loro realtà le cose delle quali parliamo per il dentale — ecco, quelli che ottengono pochi risultati, in molti casi, sono quelli che smettono troppo presto di spingere e non danno il tempo a una strategia di funzionare.
Ma lì è micidiale. Perché c’è una fase nella quale tu non sai se è la cosa giusta, che ha solo bisogno del tempo per potersi manifestare come giusta e produrre i risultati che ti aspetti, o se semplicemente hai deciso una cosa sbagliata e stai spendendo tempo e denaro.
Quindi devi essere bravo a darti delle regole, devi essere bravo a darti un sistema di monitoraggio, avere dei parametri, darti una exit entro tot: se non ottieni almeno tot, devi cambiare strategia. Poi c’è sempre quella parte col senno di poi.
Quindi succede sistematicamente. Deve essere una cosa che chi gestisce un’attività deve sapere gestire di pancia più che di testa, perché altrimenti sei schizofrenicamente quello che salta da una cosa all’altra e il risultato è il disastro.
La prima cosa da fare in un’Attività: costruire Sistemi
Simone
Ottimo. Visto che questo podcast è seguito soprattutto da Titolari di Studi Dentistici, ma anche da liberi professionisti e piccoli imprenditori, ti faccio questa domanda.
Se ti trovassi di fronte un Titolare di Studio Dentistico — o, più in generale, un libero professionista o un piccolo imprenditore — che ti dice: “Andre, ma che cosa posso fare per la mia attività?”…
Tu hai già dato tanti ottimi consigli, sparsi qua e là.
Ma c’è qualcosa di vitale importanza che faresti come primissima cosa, in qualsiasi attività?
Andrea
Sì, assolutamente sì.
Oggi non potrei avere costruito quel portfolio di attività e vivere la vita che, da un punto di vista anche di equilibrio vita-lavoro, ormai a 52 anni… si è fatta una certa e quindi anch’io ci penso sempre di più… se non avessi capito una cosa fondamentale.
Il compito di una persona che gestisce un’attività è lavorare sull’attività e non solo nell’attività.
A me piace perché sono appassionato, ma devo combattere a volte con il fatto che il mio tempo deve essere dedicato a lavorare sulla, e non solo nella.
Sennò c’è un problema. Sei troppo spesso nel posto sbagliato.
E che cosa fai quando lavori sulla tua attività? C’è una cosa principale sulla quale devi usare il tuo tempo: costruire dei sistemi.
La tua attività deve funzionare perché ha dei sistemi per gestire i processi chiave e deve avere un sistema che io chiamo il sistema operativo dell’intera attività.
Non a caso si chiama Profit Monday Operating System, quello che spieghiamo ai Titolari di Studio.
Perché se la tua attività funziona perché hai dei sistemi — che sono un insieme di processi e procedure — e hai definito le modalità ideali per produrre determinati risultati, sei molto più in controllo di quei risultati.
Sei molto più indipendente dalle persone.
Ed è così strategico un approccio di questo tipo in tutte le tipologie di attività che si basano su modelli di risorse umane: uno Studio Dentistico, l’Accademia, EKIS…
Io sono tendenzialmente nel mondo dei modelli di risorse umane: sono tutte attività che si basano su modelli di persone per poter funzionare. E lì i sistemi sono ancora più importanti.
Perché? Perché devi rendere l’attività indipendente dall’operatore. Sennò ti va via Maria in segreteria e… “Come funziona qui?” chiede la nuova Maria che metti in segreteria.
E la risposta è: “Non lo so, bisognerebbe chiederlo a Maria.”
No. Tra l’altro una persona, quando definisce le sue modalità per far funzionare le cose, lo fa mentre è ingaggiata, mentre è in battaglia: non trova mai il modo migliore per far funzionare le cose. Quindi un sacco di inefficienze, un sacco di attriti.
Gli attriti, l’abbiamo imparato a scuola, sprecano energia, generano calore, generano fastidio e fanno consumare di più di quello che serve.
E quel consumo è denaro sfilato dalle tasche dei titolari. E soprattutto sono attività più rischiose.
Un Dentista è, secondo me — ed è forse questa la ragione per la quale poi, alla fine… anche se all’inizio non mi stavano tutti simpaticissimi, perché mi sembravano tutti un filino troppo spocchiosi… — poi in realtà ho cominciato a vedere le persone dietro la spocchia. Ho cominciato a vedere che non erano tutti così.
E hanno un doppio livello di rischio di impresa.
Perché ogni persona, quando decide di aprire una sua attività, si assume un rischio di impresa e per quanto fai bene le cose c’è un rischio per cui tutto può andare a carte 48. Ok?
A questo, per un Titolare di Studio, si aggiunge il rischio clinico. Quindi c’è un doppio livello di rischio, un rischio al quadrato. Quindi è ancora più importante che uno Studio Dentistico sia gestito attraverso dei sistemi efficaci.
In clinica molto spesso è così: infatti è tutto protocollato, procedure, roba del genere.
Forse non ci sono dei sistemi perché tutto funziona se c’è il Titolare, non perché c’è un sistema. Ma su questo si può lavorare: deve essere fatta la stessa cosa anche in area non clinica.
Quando hai dei sistemi hai più sicurezza, hai più longevità, sei più indipendente dagli operatori e hai più standard nell’output che generi.
Torniamo a quella logica di lungo periodo: hai un’attività che vale molto di più perché è in grado di funzionare grazie a un sistema.
“Andre, le persone non contano?”
No. Le persone sono fondamentali, perché sono quelle che danno vita a quel sistema.
Quindi la cosa più importante è questa: all’inizio devi aprire la tua attività, trovare una quadra per produrre i primi clienti, far entrare i primi soldi, cominciare a fare i primi click.
Ma poi, da lì in avanti, il focus deve diventare creare dei sistemi che si trasformino in asset.
Il sistema di acquisizione dei clienti e il sistema di fidelizzazione dei clienti sono due pezzi fondamentali, perché sono il cuore pulsante dello Studio: l’acquisizione dei Pazienti e la fidelizzazione dei Pazienti.
Il mio valore cardine
Simone
Immagino che anche tu, come del resto tutti quanti, avrai avuto delle giornate pessime, giornate in cui tutto crolla, in cui tutto ti sembra veramente andare in fumo.
C’è un valore o una virtù che ti sei sempre sforzato di mantenere, costantemente, anche in questi giorni più bui?
Andrea
Beh, intanto ce ne sono sistematicamente. Tanto che ormai è più di 30 anni che sono nel mondo del lavoro dal lato dell’impresa.
Mi sono reso conto che ci sono momenti in cui le cose vanno bene e poi arriva qualcosa che le fa andare male. Ci sono degli alti e ci sono dei bassi.
Io sono fortemente impegnato a fare in modo che, se ci sono degli alti e dei bassi — e questo nella vita è ciclico —, gli alti e i bassi siano di questo tipo: che i bassi di domani siano comunque più alti dei bassi di ieri. Ci sono sistematicamente.
Tra l’altro, una cosa che cerco sempre di far capire a chi vuole far crescere la sua attività è questa: più fai crescere la tua attività, più è grande il livello dei casini che determinano quei bassi. È normale. Fa parte del gioco.
Però poi ti rendi conto che smette di essere importante. Perché non è importante la dimensione dei casini che ti trovi davanti, ma quello che conta davvero è quanto sei grande tu. È una questione di relatività.
E quindi, se in questo percorso anche tu nel frattempo cresci, impari a diventare più grande delle sfide che ti capitano davanti.
Ce ne sono stati una marea. Non so quando, ma so che fra un po’ ne arriverà un altro di questi momenti di bassi, in cui ci sarà un casino da gestire. Fa parte del gioco. E ho fatto pace con il mio cervello.
Perché tutte le volte in cui ho cercato di combattere il: “Ma perché è successa questa roba?”… si impara che tutte quelle domande — “Ma perché è successo questo? Ma perché mi è capitato questo? Ma perché questa persona mi ha fatto questo?” — sono tempo perso.
Si impara velocemente a capire che tutto il tempo che passi a cercare queste risposte è tempo inutile. Perché tanto non le troverai mai. E anche se le trovi, non cambia niente.
Ma, ciò detto, per me è la congruenza.
La congruenza rispetto all’impegno con i clienti. La congruenza rispetto ai miei valori. La congruenza rispetto al mio Grande Piano.
Era un po’ come quando ti dicevo: devi imparare a dire “No”. È collegato alla congruenza.
“Questa cosa mi porta più vicino lì?”
“No”… allora non la faccio.
“Questa cosa rispetta i miei valori?”
“No”… allora non lo faccio. Non sono disposto a farlo.
Perché io credo che la bugia più grande che ci mettono in testa sia il successo a tutti i costi.
No. Ci sono dei costi che non vanno pagati.
Dal mio punto di vista — attenzione, è solo ed esclusivamente il mio parere personale — i costi che non vanno pagati sono quelli collegati alle cose che ti rendono incongruente.
Perché quando sei incongruente perdi forza, perdi energia vitale, perdi salute.
Io credo profondamente che tu ti faccia del male quando sei incongruente con te stesso.
Guarda, ricordo uno dei momenti più bui della mia carriera, ma che mi ha — non lo so — reso veramente antifragile.
A me piace molto spiegare questo concetto e ne ho parlato nelle scorse puntate.
Molte persone pensano che il contrario di fragile sia robusto: il fragile, che con la pressione si spacca; il robusto, che resiste alla pressione.
L’antifragile, che è il contrario del fragile, è quello che con la pressione diventa più forte. Che è diverso.
È stato il periodo del Covid.
Io ho il ricordo di quegli anni come gli anni più bui della mia vita. Perché poi, da osservatore del mondo, da curioso, da analista, avevo cominciato a vedere delle cose che mi spaventavano parecchio, rispetto a dove stava portando tutto quello che stava succedendo.
Quindi, oltre alla dimensione personale, noi — che alla fine del 2019 avevamo fatto un record aziendale, un risultato con Ekis sulla cresta dell’onda, performance per un anno e mezzo — ci siamo trovati a non poter fare il nostro lavoro.
Che era andare nelle aule di formazione e formare le persone.
La cosa che mi faceva ridere è che io ero pronto per spiegare alle persone le cose tramite Zoom. Peccato che non fosse pronto il mercato.
Perché, non so se ti ricordi, non c’erano le webcam. Le persone non avevano le webcam. E se andavi a cercarle su Amazon, non si trovavano.
Io sono sempre stato un utilizzatore di Zoom, anche con la parte dell’estero, e negli Stati Uniti usano tantissimo Zoom. Zoom in Italia, Teams in Italia… era bellissimo.
E noi allora avevamo 2 milioni e 8 di stipendi in un anno alle nostre persone.
2 milioni e 800.000 euro. È più del fatturato di alcune imprese.
E di fatto non potevamo lavorare.
Beh, è facile: quando sei sotto pressione, entra in gioco la paura. Il discorso che dicevamo prima.
Ecco, lì mi ricordo molto bene che tutto quello di cui parlo alle persone è stato fondamentale: l’essere rimasto congruente al piano, alla missione, al rispetto dei clienti.
Perché poi, a un certo punto… sai quando combatti per sopravvivere, cioè sgomiti.
Secondo me ci sono dei prezzi che non bisogna pagare per il successo. È stato molto difficile. Però guarda caso, poi usciti da quel periodo lì, boom: abbiamo fatto un’accelerazione incredibile.
E personalmente quella roba lì mi ha permesso di acquisire una forza interiore che oggi mi fa essere molto sereno. Perché: “Cavolo, succede questa cosa e se crolla tutto?” “E se domani non c’è più niente?” “E niente, lo rifaremo.” “Ma come?” “Non lo so.” “Cioè, adesso non lo so, ma troveremo un modo e lo facciamo funzionare.”
Ecco, questa tipologia di sicurezza interiore oggi mi dà una tranquillità in più nel prendere decisioni importanti. E c’è perché quando sei congruente sei più forte.
La congruenza è veramente una tematica molto complessa. Perché poi hai più leadership con le tue persone, i clienti lo sentono e ti seguono in una maniera diversa.
Credo che sia uno dei — l’hai definiti valori, virtù, non lo so — che però voglio seguire. Non è l’unico, ma è uno di quelli che voglio assolutamente al primo posto, tra i primi posti, i primi cinque: valori personali.
A chi è dedicata questa puntata
Simone
Beh, intanto grazie Andrea per questa chiacchierata e soprattutto per gli ottimi spunti. Secondo me chi ascolterà questa puntata avrà davvero tanto su cui pensare.
Andrea
Me lo auguro. Magari facciamoglielo scrivere nei commenti, così capiamo se ho detto cose utili.
Simone
Assolutamente. Ti faccio quest’ultima domanda: se questa puntata fosse un regalo, un dono, a chi lo vorresti regalare?
Andrea
Ti dico la prima cosa che mi viene in mente. A un dentista che la sta ascoltando in un periodo nel quale va a dormire la sera pensando che l’idea di aver aperto il suo Studio Dentistico sia stata la cosa peggiore che potesse fare. E che forse farebbe meglio a fare il collaboratore.
Ora, io non credo — te l’ho detto, è passato un po’ quel romanticismo — che tutti siano adatti a fare i dentisti imprenditori. E guardando anche i trend del mercato, che dicono chiaramente che ci saranno sempre meno Studi e sempre più grandi, il mercato farà una selezione.
Ci saranno dentisti imprenditori, quelli con il loro Studio, e dentisti collaboratori che faranno i dentisti nello Studio di qualcun altro e contribuiranno a costruire il piano di qualcun altro. Quindi ci sarà una selezione naturale. E non tutti sono portati.
Tanto che per me è estremamente importante che una persona che sente la chiamata si strutturi per poterla gestire nel modo corretto. Ma mi piace molto anche parlare con le persone per permettere loro di razionalizzare che questo non è il modo in cui io devo giocare la partita della mia vita professionale.
Detto questo, però, ci sono tanti che possono essere degli ottimi dentisti imprenditori, ma non lo sanno ancora. E pensano che il loro Studio Dentistico sia la peggior decisione che abbiano preso nella loro vita. Tanto che magari fanno i collaboratori anche da altre parti per far quadrare i numeri, semplicemente perché non sanno come gestirlo.
Allora mi piacerebbe, se fosse un regalo, che le cose che ho detto qui fossero quelle che gli servono per fare quel click e per andarsi a cercare quello che adesso gli manca.
Perché se sono in quella situazione è perché non stanno facendo qualcosa che dovrebbero fare o stanno facendo male qualcosa che invece è vitale che facciano.
Vorrei che questo regalo fosse quella scintilla che li fa dire: “No, aspetta un attimo: se voglio risultati diversi, devo fare qualcosa di diverso.”
E nonostante nella loro testa ci sia: “Le ho provate tutte”, non è vero.
Hanno provato tutto solo all’interno del loro radar mentale, solo le cose che erano disposti a pensare di poter fare. Non le hanno provate tutte.
Vorrei che fosse una cosa che gli accende quella scintilla per andare a cercare — ovunque sia — una soluzione per poter costruire quella realtà che è il sogno che avevano quando hanno deciso di fare i dentisti con il loro Studio. E che magari stanno maledicendo semplicemente perché il modo sbagliato in cui stanno perseguendo quel sogno gli sta facendo pagare un prezzo troppo alto.
Simone
Io ti ringrazio. Grazie.
Andrea
Prego. È stato stranissimo risponderti a queste domande. Credo di avere verbalizzato delle cose che forse non ho mai raccontato così esplicitamente, o da questo punto di vista, a nessuno.
È stata un’esperienza interessante, anche piacevole, anche se non è il mio ambiente classico, il mio approccio classico. A me piace essere un po’ meno al centro dell’attenzione, ma va bene così.
Simone
Bene, grazie ancora, Andre.
Andrea
Prego.
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